Khalifa Haftar confermato comandante dell'armata libica: ecco chi è il generale

Ha fatto la Rivoluzione al fianco di Gheddafi, è sospettato di essere vicino alla Cia e aveva tentato un alto golpe in febbraio: ecco chi è Khalifa Belqasim Haftar, il generale che ha messo alla porta il Parlamento di Tripoli

2 marzo 2015 - Il generale libico Khalifa Haftar è stato confermato comandante in capo delle forze armate libiche dal parlamento riconosciuto dalla comunità internazionale. A dare la notizia è stata l'Agence France-Presse:


Stando a quanto riporta l'agenzia Reuters la nomina di Haftar, ex alleato di Muammar Gheddafi, espulso dalla Libia, amico degli americani (ha vissuto per anni a due passi dal quartiere generale della CIA a Langley, in Pennsylvania) che nel 2011 si è unito alla rivolta contro il leader libico, potrebbe tuttavia complicare i tentativi delle Nazioni Unite di trovare un accordo di pace tra i due governi rivali del paese, quello riconosciuto a livello internazionale con sede a Tobruk, e quello di Tripoli dominato dai Fratelli Musulmani e appoggiato dai miliziani islamici della coalizione 'Alba libica'.

Chi è Khalifa Haftar, il generale che ha messo sotto scacco la Libia

C'è già chi lo ha definito l'"Al-Sisi libico", affiancando la sua figura (sconosciuta ai più fino a due giorni fa) a quella del capo dell'esercito egiziano fedelissimo del Faraone Mubarak, che ha prima voltato le spalle al Presidente e poi decretato libere elezioni, salvo entrare a gamba tesa nel primo anno di democrazia egiziana destituendo l'eletto Morsi (Fratelli Musulmani) e candidandosi egli stesso alla Presidenza.

In realtà le differenze tra l'egiziano Abd al-Fattah Khalil al-Sisi e il libico Khalifa Belqasim Haftar sono importanti: Haftar è nato a Bengasi nel 1949 e la sua vita è stata dedicata in larga parte ad onorare la divisa dell'esercito libico; formatosi militarmente nell'ex-Unione Sovietica partecipò nel 1979 al Golpe del Colonnello al fianco dell'ex rais Muhammar Gheddafi favorendone la presa del potere.

Nel corso della guerra tra Libia e Ciad, a metà degli anni '80, si distingue per fedeltà e coraggio durante le campagne militari nel sud del Paese; venne tuttavia rinnegato dal Colonnello Gheddafi quando fu catturato dall'esercito di N'djamena e, dopo la liberazione, fu completamente dimenticato dal 1989, quando la Libia uscì sconfitta da quel conflitto.

Gheddafi, che sul finire degli '80 pagava a caro prezzo il costo (in termini politici) della fallimentare guerra contro il Ciad, arrivò a negare l'appartenenza di Haftar all'Esercito libico: liberato grazie agli americani e ritiratosi negli Stati Uniti, Haftar si trasferì nella cittadina di Vienna in Virginia (a soli 8km da Langley, dove c'è il quartier generale della CIA).

Haftar si unitì alla diaspora libica e Gheddafi si ricordò del suo comandante solo a metà degli anni '90, quando cominciò ad attaccarlo a distanza accusandolo di essere un agente segreto pagato dalla CIA: una posizione questa sulla quale ancora non è stata fatta completamente chiarezza. Secondo il libro Manipulations Africaines, pubblicato nel 2001 da Le Monde diplomatique, Haftar si convinse tra i primi anni '90 e gli anni 2000 a creare ed addestare una milizia libica con lo scopo futuro di affrontare frontalmente il regime di Tripoli e, in questo, fu aiutato anche finanziariamente dall'intelligence americana.

Rientrato in Libia odorando i venti di primavera araba del 2011, dopo quasi vent'anni di esilio, durante la rivoluzione che depose Gheddafi viene nominato capo delle forze di terra dal Consiglio nazionale di transizione (Cnt), braccio politico della ribellione: sotto il suo comando molti ufficiali e sottoufficiali che decisero di abbandonare Gheddafi al suo tragico destino.

La sua smisurata e rinomata ambizione e la bramosia di potere, mostrata in pubblico come in privato, ne minano tuttavia la credibilità agli occhi degli altri "pezzi grossi" del Cnt libico, che non si fidano completamente di Haftar: galeotta fu, in paticolare, l'antipatia tra Haftar e Abdel Fatah Younes, comandante militare della ribellione assassinato in circostanze mai chiarite nel luglio 2011.

Durante la primavera libica, mentre le truppe del Cnt liberano Bengasi (città di Haftar) e Tripoli, catturano Gheddafi e lo giustiziano con la sua stessa arma dorata per mano di un "eroe" minorenne, la popolarità di Haftar tra gli ex ufficiali fedelissimi dell'ex-Colonnello Gheddafi continua a crescere. In marzo, un portavoce militare annunciò che Haftar era stato nominato comandante dell'apparato militare grazie al supporto di 150 ufficiali, ma il Cnt negò tali affermazioni.

Il mese successivo, aprile 2011, Haftar diventava il numero 3 nel nuovo esercito libico, ottenendo i gradi di tenente generale. Più potenti di lui, nella nuova Libia, ci sono solo Abd al-Fattah Yunis, che ha assunto la funzione di comandante in capo delle forze armate ribelli, e Omar al-Hariri ha assunto la carica di Capo di Stato Maggiore.

Con la liberazione della Libia grazie ai bombardamenti francesi, inglesi ed americani, l'istituzione di un nuovo Parlamento, un nuovo esercito ed un nuovo governo, tutti a guida islamica, Haftar comincia a criticare sempre più aspramente la marginalizzazione degli ex ufficiali fedeli di Gheddafi, passati con i ribelli anche per ragioni di opportunità politica. Ma non solo: si sa, lo ripetono spesso gli storici, che "la storia si ripete" e, come fu per le fughe degli ufficiali nazisti dai processi del secondo dopoguerra, anche gli ufficiali del Colonnello hanno ottenuto "garanzie" su salvacondotti di varia natura.

Dalla caduta del regime Haftar sembra lentamente scomparire nell'ombra ma, in realtà, il nuovo ruolo del militare è quello della fiera ferita che si ritira prima di tornare all'attacco: nelle sempre più rare apparizioni pubbliche Haftar non disdegna però critiche al Cnt prima ed al Parlamento libico poi, fino a criticare aspramente l'islamizzazione della nuova Libia.

Nel febbraio 2014 la svolta: Khalifa Haftar compare in televisione ed annuncia la sospensione del governo libico, rendendo nota al mondo (grazie al network panarabo Al-Arabiya) la sua intenzione di portare a termine un colpo di stato, bollato come "ridicolo" dal primo ministro libico Alì Zaydan.

Passano appena tre mesi e Haftar torna all'attacco, più determinato di prima: le milizie ai suoi comandi "liberano" Bengasi, assaltano il Parlamento di Tripoli e, il resto, diventa cronaca di queste ore. Sarebbero diversi gli attori oscuri che silenziosamente plaudono, incitano (e, perchè no, foraggiano) le recenti gesta di Haftar: su tutti proprio l'Egitto di al-Sisi, il suo simile/dissimile, ma anche il regime arabo negli Emirati. Il timore è che in Libia prendano piede frange islamiche estremiste o persino qaediste, trasformando il paese nordafricano in una vera e propria polveriera per tutto il Maghreb, destabilizzando una delle regioni geopoliticamente più instabili del pianeta.

Una questione che riguarda da vicino anche l'Europa, ma che non sembra preoccupare più di tanto istituzioni e capi di Stato del vecchio continente, concentratissimi sul proprio ombelico in attesa delle prossime elezioni di domenica: eppure è evidente che il radicarsi dell'islamismo radicale in Libia non sarebbe una buona notizia per il Vecchio Continente.

Tantomeno lo sarebbe per l'Egitto, che l'islamismo politico ha preferito strozzarlo ai primi vagiti di democrazia meno di un anno dopo l'elezione di Mohamed Morsi (oggi in galera e sotto processo con tutta la Fratellanza Musulmana). E ancora meno per gli Emirati Arabi, che di recente vanta rapporti idilliaci con gli Stati Uniti e l'Europa, rapporti che sarebbe un peccato perdere facendo posto alla miseria qaedista.

Se così fosse, e le analisi geopolitiche più recenti sono quasi tutte concordi con la versione di cui sopra, sarebbe oltremodo evidente come il conto con la Libia non sia stato ancora chiuso, anzi che si sia consumato solo uno scarno antipasto con la deposizione e la morte del rais Gheddafi.

LIBYA-UNREST-BENGHAZI

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