Elezioni Europee 2014 - Affluenza, dati definitivi: 57,22% in Italia

Il dato dell'affluenza alle elezioni europee, dal'79 a oggi. L'Italia, tutti gli altri paesi, il globale. Italia al 58,69%

10.00: Dato affluenza Italia definitivo (urne in Italia e nei consolati): 57,22% contro il 65,87% del 2009.

09.20: Dal Viminale i dati definitivi dell'affluenza alle Europee per ciò che riguarda gli elettori italiani (escluso estero). 58,69% contro il 66,43% delle scorse Europee.

Il dato Europeo segna invece il 43,09% di affluenza, contro il 43,0% delle scorse elezioni. Per la prima volta, seppur lievissima, si segna una controtendenza dal momento che l'affluenza è sempre stata in calo dal 1979 al 2009.

3.27: Finalmente definitivo il dato dell'affluenza in Italia. Il 57.20%, in calo rispetto al 65,80% del 2009, ma un calo inferiore rispetto a quello pronosticabile alla vigilia.

00.00: ulteriori stime, ormai quasi definitive danno l'affluenza complessiva al 43,09%. In Italia si sono recati alle urne il 58,5% degli elettori. Il Paese con l'affluenza maggiore (escludendo Belgio e Lussemburgo dove il voto è obbligatorio) è, come tradizione, Malta con circa il 75%. Fanalino di coda la Slovacchia dove si è recato alle urne appena il 13% degli aventi diritto.

23.00: alla chiusura dei seggi negli ultimi Paesi al voto, come l'Italia, l'affluenza complessiva è stimata al 43,11%, pressocché identica al dato del 2009.

I risultati sono sono ancora però definitivi. Cresce leggermente il numero dei tedeschi e dei francesi che hanno votato, calano gli italiani. Affluenza quasi irrisoria nei Paesi entrati più recentemente nell'Unione: forse non ci credono ancora abbastanza?

19.00: i primi dati dell'affluenza in Italia delle 19 confermano una partecipazione del 43%.

18.20: in Germania i seggi sono chiusi e cominciano ad arrivare i primi exit polls.

17.25: alle 17 in Francia circa il 35% degli elettori si è recato a votare.

16.30: in Spagna, alle 14, l’affluenza era del 23,83%.

14.10: in Francia, l'affluenza alle 12 è simile a quella italiana

14.00: in Italia, l'affluenza alle 12 è pari al 16%.

25 maggio: alla spicciolata e con difficoltà, arrivano i dati delle prime affluenze nel grosso degli stati europei al voto oggi: quello dell'affluenza, come sappiamo, è uno dei dati più attesi.

Elezioni Europee 2014: affluenza fino al 24 maggio

24 maggio, 15.30: Chiuse alle 14 le urne in Repubblica Ceca, con dati bassissimi di affluenza: attorno al 19%, secondo le fonti locali. Il dato rappresenta un ulteriore calo rispetto al già basso 28% del 2009.

15.00: Secondo le fonti locali, il voto in Irlanda è lento ma stabile.

23 maggio 2014: al voto l'Irlanda e la Repubblica Ceca.

23.20: sembra che nel Regno Unito si arrivi al miglior risultato d'affluenza di sempre, o quantomeno paragonabile al 37,6% del 2004. Ci si chiede se si possa arrivare al 40%.


22:00 Seggi chiusi in Olanda, è tempo di primi exit poll: testa a testa tra Cristiano Democratici e Liberali, in calo gli euroscettici. Urne chiuse anche nel Regno Unito, ma in questo caso nessun exit poll, bisognerà aspettare qualche ora per i primi risultati.

14.00: il primo dato d'affluenza delle Europee 2014 viene dai Paesi Bassi. Alle 13.30 ha votato il 15% degli aventi diritto. Una flessione dell'uno per cento rispetto al 2009, quando, alla medesima ora, aveva votato il 16%.

Il dato dell'affluenza – cui si contrappone, ovviamente, il dato sull'astensionismo – è una cartina tornasole fondamentale per le elezioni europee che si avvicinano a grandi passi.

Elezioni Europee: affluenza in Italia, lo storico

Nel 1979, alla prima tornata elettorale europea, l’Italia fece registrare il maggior dato d’affluenza (85,65%) esclusi i paesi in cui il voto è obbligatorio (Belgio e Lussemburgo in questo caso), quando si votava solamente in nove paesi (Danimarca, Germania, Irlanda, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito, oltre appunto a Italia, Belgio e Lussemburgo).

Un dato pressoché straordinario, segno di una notevole affezione dell’italiano per il diritto di voto. Un dato mai più raggiunto e andato progressivamente calando, in maniera notevolissima.

Se nel 1984 votò comunque l’82,47% degli aventi diritto e nell’89 si confermava il primato per il terzo anno consecutivo (81,07%), mentre, nel frattempo, si erano uniti anche Grecia, Spagna e Portogallo, ecco arrivare la prima flessione significativa.

E’ il 1994. L’Italia è stata scossa da mani pulite, il 27 marzo Silvio Berlusconi vince le elezioni con Forza Italia, l’ondata campanilista-populista della Lega Nord è appena arrivata. Si vota il 12 giugno per il Parlamento Europeo, e va a votare il 73,6%. Paradossalmente, però, rimaniamo il primo paese per votanti (esclusi i soliti Belgio e Lussemburgo).

Nel 1999 il dato d’affluenza peggiora ancora: 69,76%. L’Italia cede il primato dei votanti percentuali nei paesi in cui il voto non è obbligatorio alla Grecia. Nel 2004, aiutati dall’election day in concomitanza con le amministrative, i numeri risalgono un po’: vota il 71,72% degli aventi diritto. Questa volta ci superano Malta e Cipro.

Nell’ultima tornata, si tocca il minimo assoluto per il nostro paese: 65,05%. Ma, clamorosamente, rimaniamo dietro solamente a Malta, perché nel frattempo l’affluenza nel resto d’Europa crolla.

Elezioni Europee: affluenza in Europa

Vediamo i dati globali.

Nel 1979, con nove paesi al voto, l’affluenza totale dell’Unione era pari al 61,99% degli aventi diritto.

Nel 1984 si aggiungeva la Grecia e votava il 58,98%.

Nel 1989 si aggiungono Spagna e Portogallo e la media scende al 58,41%.

Nel 1994 vota anche il Portogallo. La media scende ancora: 56,67%.

Nel 1999 si aggiungono Svezia, Austria e Finlandia. Il trend negativo continua: 49,51% è il dato d’affluenza globale.

Stessa musica nel 2004. Votano anche Repubblica Ceca, Estonia, Cipro, Lituania, Lettonia, Ungheria, Malta, Polonia, Slovenia e Slovacchia. La media scende al 45,57%,

Nell’ultima tornata del 2009 si aggiungono, infine, Bulgaria e Romania. La media è un poco confortante 43% di affluenza totale.

Elezioni Europee: l’affluenza in tutti i Paesi

Sono 8 i paesi che votano dal 1979 oltre all’italia.

Belgio: l’affluenza rimane costantemente sopra il 90% (in virtù del voto obbligatorio, come detto). Picco nel 1984 con il 92,09%, dato più basso nel 2009 con il 90,39%.

Danimarca: scarsa affezione per le europee e dati altalenanti, ma in controtendenza. Si va dal 46,17% (dato più basso) del 1989 al dato più alto del 2009 (59,54%). Lo si capiva fin dal 1979, quando i danesi disertavano le urne facendo registrare il dato più basso in assoluto fra i 9 capostipiti alla prima tornata per il Parlamento europeo (47,82%)

Germania: i tedeschi, sostenitori dell’euro forte, votano poco in Europa. Nel 1979 si presentava alle urne il 65,73%. Il dato scende nell’84 (56,76%), torna sopra il 60% per due tornate e poi cala radicalmente: 45,19% nel 1999, 43% nel 2004, 43,3% nel 2009.

Irlanda: anche qui l’affluenza è un’altalena. Si parte al 63,61% nel 1979, poi 47,56% nel 1984, ancora 68,28% nel 1989, quindi una brusca discesa nel 1994: 43,98%. Il dato non torna mai sopra al 60%, si attesta sul 58,58% del 2004, quasi identico al dato del 2009 (58,64%).

Francia: ai cugini transalpini l’Europa sta stretta. Se alla prima tornata si registra un 60,71% che non verrà mai più replicato, nell’ultima del 2009 il dato è in caduta libera, 40,63%. Tre punti sotto la media europea.

Lussemburgo: storia simile al Belgio, con voto obbligatorio. Nel 1979 vota l’88,91% degli aventi diritto. Nel 2009 il 90,75%. Il picco è del 2004 (91,35%).

Paesi Bassi: gli olandesi non amano molto le europee. Nel ’79 vota il 58,12%. Il dato scende drasticamente fino ad uno striminzito 30,02% nel 1999 (19 punti sotto la media europea), poi risale nel 2004 (39,26%) e si attesta sul 36,75% nel 2009.

Regno Unito: i britannici vantano il poco onorevole primato della tornata elettorale con la minor affluenza fra i nove capostipiti: il 24% di affluenza del 1999 è davvero drammatico. Le cose non sono mai andate tanto meglio: nel ’79, infatti, votava appena il 32,35%. L’ultima tornata del 2009 faceva registrare uno striminzito 34,7%.

Fra i paesi che si sono progressivamente aggiunti, gli unici ad aver sempre alzato la media sono stati Cipro e Malta. Gli altri hanno contribuito al crollo verticale. Il peggior risultato mai fatto registrare è quello della Slovacchia nel 2004, quando votò il 16,97% degli aventi diritto.

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