Europee, ben che vada a Renzi gli tocca la verifica di governo. Passaggio normale o “forche caudine”?

A quattro giorni dal voto è la logica del “derby” a prevalere, a suon di battute e contro battute velenose fra Matteo Renzi e Beppe Grillo, con Silvio Berlusconi a fare da terzo incomodo. Una campagna elettorale dove l’Europa fa solo da sottofondo, di fatto assente, dove tutto è in funzione delle ripercussioni che il voto avrà sul quadro politico italiano.

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E’ un referendum pro e contro Renzi, pro o contro Grillo, pro o contro Berlusconi. Non tira una bella aria per nessuno, con lo spettro dell’astensionismo (sopra il 40 per cento?) capace di fare capire meglio delle percentuali ottenute dai vari partiti qual è il vero umore degli italiani.

Già, i partiti: dove sono? Assenti, profondamente dominati dal ruolo, dalla figura, dall’azione dei rispettivi leader. In ciò si distingue Matteo Renzi, il premier-segretario del Pd, di corsa da una piazza all’altra, da un salotto televisivo all’altro, lasciato solo dai big rottamati (e non solo) del partito che fu.

Sono in molti, dentro il Partito democratico, ad avere scelto il ruolo di spettatori, attestandosi beatamente lungo il fiume, in attesa del dopo 25 maggio. La Cgil, come mai nella sua storia, è totalmente assente dalla competizione elettorale: non certo per dimostrare l’autonomia del sindacato, ma per lasciare Renzi da solo, sul trapezio delle urne.

Solo un successo pieno – un exploit - del Pd lascerà tutto come prima, permettendo a premier e governo di riprendere il percorso delle riforme. Altrimenti, dopo le elezioni, se non il cataclisma annunciato da Grillo, sarà inevitabile la verifica di governo.

E’ l’ex ministro Mario Mauro, leader dei Popolari per l’Italia, a sintetizzare gli sviluppi del dopo 25 maggio: “ Dobbiamo capire se questo Governo vuol fare gli interessi dell’Italia o gli interessi di Renzi”. Il Senatore aggiunge: “Tutto questo deve svelarci se Renzi è un bluff o se invece quella che era la logica con cui la legislatura è cominciata, ovvero la necessità di una grande coalizione per rimuovere il macigno che ostacola lo sviluppo dell’Italia, possa essere fatta tutti insieme”.

Matteo Renzi è “costretto” a giocare sullo stesso campo di Grillo e Berlusconi, quello del populismo. Ma basta promettere 80 euro anche ai pensionati dal 2015 e di pagare il fisco via sms senza dire quando si ridurranno le tasse?

Intanto lo spread torna a salire mentre il Pil va sotto zero. La luna di miele del governo è finita, il premier Renzi non convince analisti e investitori: convincerà gli elettori?

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