Claudio Scajola sapeva che Marco Biagi era in pericolo. Si indaga su "omicidio per omissione"

Nell'archivio dell'ex ministro dell'Interno è stato trovato un appunto in cui c'era scritto che Marco Biagi era in pericolo.

Aggiornamento - A proposito della morte di Marco Biagi, i pm di Bologna stanno indagando sull'ipotesi di reato di "omicidio per omissione", in particolare stanno approfondendo i motivi della revoca della scorta al giuslavorista ucciso dalle Nuove Brigate Rosse. Sotto la lente d'ingrandimento ci sarebbero i comportamenti omissivi di alcuni funzionari di Stato che consentirono la revoca della scorta a Marco Biagi. L'inchiesta era stata archiviata, ma è stata riaperta contro ignoti in seguito ai documenti trovati nell'archivio di Claudio Scajola, come spiegato qui di seguito.

Claudio Scajola sapeva che Marco Biagi era in pericolo, lo avvisò un politico


Si complica sempre di più la posizione di Claudio Scajola che è stato arrestato per aver aiutato il latitante Amedeo Matacena.
Nel suo archivio è stato trovato un appunto in cui un altro politico gli aveva scritto un messaggio in cui lo avvisava che Marco Biagi era in pericolo.

Ricordiamo che quando il giuslavorista fu ucciso da un commando delle Nuove Brigate Rosse (19 marzo 2002) Scajola era ministro dell'Interno e in seguito si dimise proprio per alcune polemiche nate dopo sue dichiarazioni sul caso Biagi.

All'epoca Scajola disse di non sapere nulla del pericolo che correva Marco Biagi, invece ora si scopre che era stato avvisato. Il suo archivio, che è stato sequestrato dalla Procura di Roma e inviato a quella di Bologna, contiene ritagli di giornali, documenti di quando era ministro e appunti come questo che svela che era stato avvisato della situazione del giuslavorista.

Tra l'altro anche altri politici avevano già smentito la tesi di Scajola secondo cui, nonostante fosse ministro dell'Interno, non sapeva nulla delle intenzioni delle Brigate Rosse di attentare alla vita di Biagi. Pierferdinando Casini, per esempio, disse subito di aver già segnalato al capo della Polizia che per il giuslavorista erano necessarie delle protezioni.
Inoltre, la Procura di Roma avrebbe trovato altri documenti che rafforzerebbero questa tesi e che erano in possesso di Luciano Zocchi, che era il capo della segreteria di Scajola e che è stato poi indagato per la presunta truffa ai Salesiani.

Altri documenti compromettenti sono stati trovati nella disponibilità del funzionario dell'Aise che era in possesso di faldoni e dossier che provenivano direttamente dall'archivio di Scajola. Ricordiamo che a carico dell'ex ministro è stata aperta un'inchiesta per sottrazione di atti e nel'ambito di tale indagine l'ex ministro è stato interrogato lo scorso aprile dal pm di Roma Sergio Colaiocco.

Intanto anche la Procura di Reggio Calabria aspetta di esaminare l'archivio di Scajola che è stato sigillato dalla Dia, prima però procederà all'interrogatorio di garanzia di Chiara Rizzo, la moglie di Matacena da ieri in carcere dopo essere stata estradata dalla Francia.

Claudio Scajola arrestato

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