Elezioni Europee 2014 | Giuliana Sgrena (L'Altra Europa) minacciata su Facebook

Italian journalist and former hostage Gi
Elezioni Europee 2014. Il fascismo non è solo quello storico, è anche un inseme di pratiche violente, innescate da risentimento e impotenza. E', come direbbe Foucault, "desiderare proprio la cosa che ci domina e ci sfrutta". Direi che questa definizione si attaglia perfettamente a quanti, da giorni, hanno preso di mira la giornalista Giuliana Sgrena, candidata per la lista L'Altra Europa.

"Dovevano lasciarti marcire sotto 300 metri di terra"; "Assassina maledetta"; "Guardati le spalle". Questi sono solo alcuni degli "avvertimenti", fra i tanti, apparsi sulla pagina Facebook della candidata alle europee. La sua colpa, secondo gli aggressori, sarebbe quella di essere responsabile della morte di Nicola Calipari. Stiamo parlando dell'agente del Sismi che perse la vita in in una sparatoria, in seguito alla liberazione della giornalista in Iraq.

Ricostruire la storia del rapimento della Sgrena sarebbe un compito troppo arduo, visto le numerose ombre che ci sono ancora sulla vicenda. Possiamo solo dire, senza paura di essere smentiti, che chi avrebbe l'obbligo di fornire dei chiarimenti non è Giuliana. La giornalista, in Iraq, stava facendo il suo lavoro.

Quello che ci preme sottolineare, invece, è come una mirata e massiva operazione di sciacallaggio non susciti nemmeno una reazione ferma nella politica istituzionale. A dare solidarietà alla candidata de L'Altra Europa ci sono stati finora solo il suo giornale, Il Manifesto, e i suoi compagni di lista. Eppure quest'episodio, a differenza di altri simili, è molto più grave: siamo difronte a delle minacce esplicite.

Ma, infondo, poco male. La retorica in questi casi serve a poco. Quando ci troviamo difronte a questi fenomeni è più importante interrogarsi sul modo migliore di affrontarli. A tale riguardo, sono certo (perché la leggo da sempre) che Giuliana avrà già superato lo sconcerto iniziale. La sua attitudine alla critica può concedersi lo stupore della scoperta, ma non l'indignazione fine a se stessa.

Per quanto riguarda gli aggressori, aggiungo solo una cosa. Il meccanismo compulsivo che li "domina e li sfrutta" è l'unico aspetto che dovrebbe essere preso seriamente in considerazione. Tale meccanismo agisce indisturbato dietro il velo di una supposta libertà di espressione, che sentono negata altrove.

Inoltre, l'unico modo per migliorare il dibattito pubblico, già fortemente inquinato dai centri di potere economico, è quello di "rischiare la complessità" (a costo di avere qualche like in meno su Facebook). La censura e il sensazionalismo finiscono spesso per sovrapporsi, e non possono non alimentare certi comportamenti violenti.

Infine, vorrei ricordare una cosa ai miei pochi lettori. Sgrena, andando oltre il giudizio politico, ha dimostrato un'indubbia professionalità. La giornalista del Manifesto è stata inviata di guerra e in zone di conflitto, firmando inchieste importanti.

Delle vere inchieste, non come quelle dei reporter embed, addetti alle verità ufficiali da pronunciare a "distanza di sicurezza". Dunque, stare dalla parte di Giuliana, in questo momento, non vuol dire sponsorizzare una candidatura. Piuttosto significa stare dalla parte della libertà di informazione e del diritto di critica.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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