Sprechi ad Alta velocità: l'Autorità di vigilanza trasmette gli atti della Tav alla Procura della Corte dei conti. Berlusconi, i General contractors e le grandi opere a qualsiasi costo


Il dibattito sulla Tav, l'alta velocità ferroviaria, si è sviluppato soprattutto intorno al nodo rappresentato dai territori ribelli del nord che si sono opposti e si oppongono alla perforazione delle montagne e ai lavori di sbancamento necessari a collegare Torino con Lione ed a completare il cosiddetto corridoio 5 Lisbona – Kiev.

Alcune inchieste giornalistiche, come quella del Sole 24 ore, hanno però rivelato un altro dettaglio non secondario di questa grande opera: ha un costo spropositato, fino a 54 milioni di euro a chilometro. Le spiegazioni, da parte dei consorzi e delle società coinvolte, sono state le più varie e fantasiose. Non abbastanza fantasiose però per l'Autorità di vigilanza per i contratti pubblici, che ha concluso l'indagine sui lavori per la costruzione delle linee ferroviarie ad alta velocità e ha deciso (delibera n. 26, luglio 2008) di trasmettere gli atti alla procura generale della Corte dei conti per l'uso distorto degli accordi conciliativi, tra la Tav e i General contractors, che hanno fatto lievitare i costi smisuratamente.

I 564 chilometri di linee ad alta velocità realizzate in Italia hanno avuto un costo medio di 32 milioni di euro al chilometro, contro i 10 pagati dai francesi e i 9 degli spagnoli: con quanto ha speso lo Stato italiano per far costruire un pezzo di linea, peraltro ancora non entrata in esercizio, i francesi hanno costruito tutto il loro sistema (1.549 km) che funziona da anni. Un trend confermato anche per i lavori futuri: le Fs infatti calcolano che i 647 km di nuove linee avranno un costo medio per chilometro di 45 milioni. Per la Torino-Novara, una tratta costruita completamente in pianura, si è arrivati a spendere addirittura 54 milioni di euro al chilometro, 100 miliardi delle vecchie lire per mille metri lineari di binari, cioè: 100 milioni di lire per un solo metro di binario.

Interessante la ricostruzione sulle responsabilità politiche tracciata da un sito dedicato agli appalti pubblici: “Emblematica di come ancora dovremo assistere per decenni allo sperpero di denaro pubblico è infatti la vicenda dei prossimi lavori per l’alta velocità Milano-Genova, Milano-Verona e Verona-Padova. Incomincia il governo di Giuliano Amato che nel 1992 affida i lavori di queste linee a trattativa privata. Segue un altro governo (Prodi 1°) che nel 2001 revoca i contratti, sostenendo che erano troppo cari e poi che le trattative private proprio non si fanno. Ma il successivo Silvio Berlusconi 2°, nel 2002, non ci sta e li riaffida agli stessi General Contractors. Quindi, inviperito, nel 2007 il governo Prodi 2° cancella tutto di nuovo, ma il suo governo dura poco e il Berlusconi 3°, come se nulla fosse, il 18 giugno 2008 li riaffida ancora una volta agli stessi consorzi di sempre. In tutto, solo per queste tre nuove linee, fanno oltre 17 miliardi di euro a carico dello Stato, poco più di 290 euro a testa per ogni italiano, neonati inclusi”.

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