Elezioni Europee 2014: le larghe intese approdano al Parlamento Europeo?

Solo un accordo tra Pse e Ppe potrà esprimere il presidente della Commissione.

Tra le elezioni europee 2014 e le elezioni politiche nostrane del 2013 si sta creando uno strano parallelismo: tre forze principali, in cui le due più tradizionali devono fronteggiare la crescita impetuosa di una terza; che nel caso italiano era ovviamente il Movimento 5 Stelle, mentre nel caso europeo è la galassia scomposta degli euroscettici e anti-euro (in cui entra, evidentemente, anche il Movimento 5 Stelle). Tutti ci ricordiamo fin troppo bene com'è andata nel febbraio 2013, con i tre poli praticamente alla pari e l'impossibilità di creare un governo sostenuto da una maggioranza che non fosse di larghe intese, visto anche il netto rifiuto a qualsiasi forma di alleanza da parte del M5S.

Tutto questo fa presagire come andranno le cose durante le elezioni che decideranno il rinnovo del Parlamento Europeo: Pse e Ppe, stando ai sondaggi di Poll Watch, sono praticamente alla pari (leggermente in vantaggio i popolari), alla destra del Ppe crescono impetuosi i "non iscritti" (in massima parte euroscettici e anti-euro) e gli schieramenti di destra attualmente in mutazione dopo la nascita della "nuova" Alleanza per la Libertà capitanata da Marine Le Pen. Ecco, solo unendo il Ppe ai gruppi di destra e ai non iscritti si potrebbe creare - sempre stando ai sondaggi - una maggioranza in grado di votare la fiducia a un presidente della Commissione.

Alla sinistra dell'emiciclo, invece, niente da fare: neanche unendo al Pse i Verdi, la Sinistra del Gue e i liberali di Alde sarebbe possibile raggiungere la maggioranza. Vi ricorda qualcosa tutto questo? Era grosso modo la situazione italiana, in cui l'unica maggioranza più o meno coerente possibile era quella formata da Pd, Sel e M5S. Allo stesso modo, l'unica maggioranza coerente possibile è quella del centrodestra in Europea. Peccato (per modo di dire) che non sia possibile unire il Ppe degli europeisti e dell'austerity con la destra nazionalista e anti- euro.

E quindi, come se ne esce? Prima di tutto vediamo il meccanismo con cui, dopo il voto, si elegge il presidente della Commissione. Il Consiglio Europeo formato dai vari capi di stato si riunisce subito dopo il voto e ha il potere di designare il presidente. Il rafforzamento della democrazia fa però sì che il Parlamento debba esprimere un voto di fiducia, ed è per questo che si pensa che molto difficilmente l'indicazione che verrà dalle urne sarà disattesa. Non si tratta quindi di nominare il candidato del partito che ha preso più voti, ma quello che è in grado di ottenere la fiducia (che nella maggior parte dei casi è però proprio quello che ha vinto le elezioni).

Da tutto questo se ne deduce una sola cosa: che a meno di clamorose sorprese e al netto di quanto previsto dai sondaggi, l'unico modo per esprimere un candidato che possa ottenere la fiducia del Parlamento sarà arrivando a un accordo tra Pse e Ppe. Le larghe intese in salsa europea, insomma. Con buona pace dell'iniezione di democrazia che avrebbe dovuto restituire entusiasmo (vabbè, non esageriamo) nei confronti dell'Unione Europea. Avendo il Ppe governato negli ultimi 5 anni (quelli della crisi), è probabile a questo punto che il presidente sarà Schulz, mentre la presidenza del Consiglio Europeo - quello formato dai capi di stato o di governo - andrà al Ppe. Una soluzione non predeterminata, ma inevitabile. E che però riporterà ai massimi livelli la disillusione nei confronti dell'Europa.

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