Europee, non tutti i mali vengono per nuocere. E se Grillo, Renzi, Berlusconi …

Un’ombra inquietante si staglia oggi in Italia sul voto odierno, quello dell’astensionismo, dato attorno al 40 per cento. Ma i guai non vengono mai soli.

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Se – come scrive oggi Eugenio Scalfari su Repubblica – si somma questa enorme fetta di italiani che rifiutano di andare alle urne (come atto politico) ai voti del M5S e a quel 20 per cento (“di allocchi”, secondo il fondatore di Repubblica) che ancora vota per Berlusconi, il risultato è davvero desolante e inquietante: “siamo all’80 per cento del popolo sovrano che, se abboccherà a queste manipolazioni, rinuncerà ad utilizzare la propria sovranità”. “Sarà questo – conclude Scalfari – il risultato delle elezioni di oggi?”.

Giocoforza che “barbapapà” punti su Matteo Renzi e il Pd, i “meno peggio”. Ma, visti i primi passi quantomeno altalenanti e non privi di contraddizioni e rischi per le stesse istituzioni democratiche (pesa come un macigno il patto del Nazareno con Berlusconi) del segretario-premier e considerando lo stato del Pd sempre in preda a fibrillazioni correntizie, senza identità e una visione strategica di basso profilo, è questa l’ alternativa concreta alle difficoltà che vive l'Europa e alle follie di quelli che l'Europa la vorrebbero distruggere?

Se si legittima il concetto che “Renzi è l’ultima carta, bruciata questa c’è il caos”, è evidente che o mangi questa minestra o salti dalla finestra. Ma un successo pieno del Pd renziano non legittimerebbe il “rottamatore” a tirare diritto nella riedizione del “Ghe pensi mi”, accentuando i propri limiti politici (e caratteriali), lasciandolo di fatto … ostaggio di Berlusconi?

Il premier, pur con toni pacati, non si è discostato molto da una campagna elettorale caratterizzata da una forte antipolitica e da un forte sentimento antieuropeista. Questa Europa va cambiata, ma non di meno Europa c’è bisogno: basti pensare che il 70 per cento delle nostre leggi deriva da direttive europee, un dato che la dice lunga anche sulla capacità e sulla produttività del nostro sistema politico e istituzionale.

Si può arrivare a un’Europa unita politicamente e alla costruzione degli Stati Uniti d’Europa, quando il partner privilegiato del premier Renzi per le riforme è proprio quel Berlusconi che grida contro la Ue e chiede il ritorno alla lira e agli egoismi nazionali come un novello Bossi? Bisognava lanciare un segnale chiaro: l’Europa non può vivere di solo rigore, vanno allentati i vincoli del Patto di stabilità per liberare le risorse necessarie al Paese, per primo agli enti locali. E’ un passaggio determinante per sostenere la ripresa dell'economia e a ridare fiducia al Paese. Quelle di oggi sono elezioni importanti per l’Europa, con ripercussioni interne per l’Italia..

Non possiamo disertare le urne e lasciare che prevalga il populismo di chi vuole sfasciare l'Europa e non possiamo spostare indietro le lancette uscendo dall'euro. E se davvero trionfasse Grillo? Il primo segnale ha già riportato lo spread in salita, mentre gli indicatori economici interni evidenziano ancora profonde difficoltà, per l'Italia, di invertire il trend nel rapporto debito/Pil. Se a prevalere non sarà la responsabilità e il buon senso l'Italia cadrà in un nuovo vortice recessivo.

Ma anche a Renzi – lo ripetiamo – va dato un segnale chiaro: con Berlusconi va troncato il cordone ombelicale del patto del Nazareno perché con l’ex premier non si faranno riforme utili al Paese. Altro che “larghe intese” con l’ex Cav! L’Italia non può cadere in un nuovo bipolarismo Renzi-Grillo, una tenaglia con Berlusconi convitato di pietra.

Non tutto il male viene per nuocere: il 25 maggio potrebbe essere anche salutare per riportare equilibrio e saggezza come, per esempio, mettere nella spazzatura l’Italicum e la riforma del Senato per come sono volute da Renzi e da Berlusconi. Insomma, non è detto che il Pd di Renzi sia il Pd che serve all’Italia. Di salvatori della patria, l’Italia ne ha visti anche troppi.

Per fare bene (le riforme) ci vuole tutto il tempo che ci vuole. E’ l’ammonimento attualissimo di Aldo Moro. Altro che i bla bla su Berlinguer! Ciò detto, i milioni (sette?) di italiani che non andranno a votare rischiano di somigliare a quello che voleva tagliare i propri gioielli per far dispetto alla consorte traditrice.

L’astensionismo è un errore dovuto a stanchezza, disillusione, amarezza e crisi economica. Comprensibile ma resta un errore. Come quello di votare Grillo. Elettore avvisato, con quel che segue.

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