Brutte notizie per Silvio Berlusconi: il Processo Mills va avanti e parte un altro ricorso alla Consulta contro il Lodo Alfano


Il processo Mills continua a riservare dispiaceri al nostro premier: i giudici del processo Mills, guidati da Nicoletta Gandus (già preventivamente bollata come avversario politico dal Silvio III) hanno infatti deciso di inviare gli atti alla Corte costituzionale, per verificare la compatibilità di quanto previsto dal Lodo Alfano con le norme della Costituzione. Si tratta del secondo ricorso alla Consulta in pochi giorni, dopo quello deciso dal tribunale nell'ambito del processo per i diritti televisivi Mediaset.

Come se ciò non bastasse a turbare i sonni del presidente del Consiglio e a vanificare gli effetti del soggiorno nel centro benessere di Mességué, la Gandus ha anche disposto la continuazione del processo per il solo avvocato Mills. Questo comporta che, mentre il procedimento Mediaset è stato interrotto e dovrà attendere i tempi della Corte, la vicenda Mills continuerà, verrà approfondita e potrebbe giungere ad una condanna per l'unico imputato rimasto.

Ma, se questa ricostruzione è corretta l'inchiesta che ha portato al processo Mills, condotta dai pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo, sostiene che Berlusconi nel 1997 fece inviare 600.000 dollari all'avvocato Mills come ricompensa per non aver rivelato in due processi, in qualità di testimone, le informazioni in suo possesso sulle società estere, che la procura ritiene la «tesoreria occulta» del gruppo. Mills è descritto dai pm come l'ideatore dell'architettura delle società del comparto estero del gruppo Fininvest ciò comporta che l'eventuale condanna dell'avvocato per aver accettato soldi in cambio di una falsa testimonianza comporterebbe probabilmente la “non innocenza” di colui che ha firmato l'assegno da 600 mila dollari con le iniziali SB...

Commentando la decisione della decima sezione penale del tribunale di Milano, Niccolò Ghedini, non si sa bene se in qualità di parlamentare, avvocato difensore o dipendente del premier ha dichiarato che “Milano non applica le norme approvate dal Parlamento che consentono al presidente del Consiglio di curare gli interessi del Paese. Loro lo vogliono al processo e non interessano loro né i rifiuti di Napoli né Alitalia. La decisione dei giudici crea un problema processuale straordinario e irrisolvibile".

Via | lastampa.it

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