Sara Giudice si difende: "Questo è un complotto"

Sara Giudice non ci sta a essere accomunata all'assessore della giunta Formigoni, Zambetti, accusato di aver stretto accordi con la 'ndrangheta per farsi eleggere. Lei, l'anti-Minetti, che diventò famosa per essersi schierata da semplice consigliere di zona contro le decisioni del Pdl, facendo una raccolta firme per chiedere le dimissioni della 'bella' Nicole e che abbandonò il partito per approdare alla corte di Fli. Dove - candidata al consiglio comunale di Milano alle elezioni del 2011 - arrivò seconda nella lista del Terzo Polo e non entrò in consiglio solo per il particolare meccanismo elettorale.

Un piccolo esempio di buona politica, che adesso si ritrova a dover fronteggiare delle accuse pesanti: il padre avrebbe stretto accordi con le cosche calabresi per farle ottenere 300/400 voti. Già, il padre: Vincenzo, ex consigliere comunale ed ex presidente della società Metro Engeenering. "Ex", però, solo dal gennaio 2012. Ma tra i casi di Zambetti e quello del padre della Giudice ci sono due differenze, le spiega il Corriere della Sera:

Due, però, le differenze tra il caso di Zambetti e quello di Giudice, che infatti non è stato arrestato ma è indagato per una ipotesi di corruzione semplice. La prima è che le indagini hanno accertato che l’ambasciatore ’ndranghetista si presentò a Giudice con un nome falso, accreditandosi quale avvocato che recava il sostegno elettorale offerto da una cordata di professionisti e imprenditori calabresi. La seconda è che Giudice non avrebbe comprato i voti, non avrebbe dato denaro, ma soltanto promesso una generica disponibilità a far entrare le imprese dei calabresi negli appalti della metrotranvia di Cosenza che verrà realizzata appunto da «Metro Engineering».

Ma Sara Giudice non ci sta. E passa alla difesa contro quello che giudica un "complotto", una mossa orchestrata dai tanti nemici che si è creata mettendosi contro quello che allora era l'uomo più importante d'Italia, Silvio Berlusconi.

"Sto parlando chiaramente di un complotto, è chiaro che qualcuno aveva tutto l'interesse nel volermi incastrare, nel far pensare che io sia una persona come tutti gli altri. Sono una persona perbene quindi questa vicenda non mi fa soffrire solo per il fatto che sono Sara Giudice ma per il fatto che chiunque in questo Paese cerca di fare qualcosa di pulito, di onesto, viene travolto come se il nuovo fosse uguale al vecchio, come se si facesse tutti schifo. Cerchiamo di capire, non c'è nessun sistema di potere attorno a me. Sono una povera sfigata come tutti i giovani della mia generazione"

Ora, che il padre sia stato ingannato da malavitosi, ci può stare, che il padre l'abbia tenuta all'oscuro di accordi con quelli che credeva solo imprenditori, ci può stare anche, che le sia super onesta ci possiamo credere, ma che si tratti di un complotto ordito da parte di pidiellini milanesi per vendicarsi di una 26enne ex consigliere di zona sembra decisamente improbabile. E, soprattutto, la difesa "sono anche io una sfigata come tutti" è meglio lasciarla perdere.

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