Messico 1968, la strage di Piazza delle Tre Culture

Dal 12 al 27 di ottobre del 1968, esattamente 40 anni fa, si disputavano le olimpiadi di Città del Messico, la cui immagine più celebre è quella dei due atleti afroamericani Smith e Carlos, che dal podio alzano il pugno nero verso il cielo. Pochi giorni prima, però, era successo qualcosa che si è un po’ perso nell’oblio e che invece merita di essere ricordato ancora. Il 2 ottobre 1968 oltre 10 mila gli studenti accorrono in Piazza delle Tre Culture per partecipare ad una manifestazione antigovernativa. Alle 17.30, dal cielo, arriva il segnale: le vie di fuga della piazza vengono chiuse, all'improvviso, dai tetti del ministero degli Esteri e dagli elicotteri partono raffiche di mitra sulla folla: 62 minuti di fuoco, oltre 300 vittime, 1200 feriti, 1800 arrestati, 25mila colpi sparati.

Nel blog Giornalismo partecipativo questo evento viene ricordato ripubblicando un articolo di Gianni Proiettis, del Manifesto, in cui si legge “Mancavano solo dieci giorni all’inizio della XIX Olimpiade e il Messico era l’anfitrione, primo paese del terzo mondo a cui si concedeva l’onore. Il presidente Díaz Ordaz (1964-1970) era convinto che quello era il biglietto per il primo mondo e non aveva badato a spese, non avrebbe permesso che questi studenti, agitati da provocatori comunisti e con la testa ... montata dall’esempio parigino, gli guastassero la festa. Il piano aveva tutta la rozza sofisticazione delle «operazioni» della Cia, attivissima in quei giorni in Messico: la piazza piena di manifestanti verrà accerchiata dall’esercito, un corpo speciale - il batallón Olimpia, creato apposta per le Olimpiadi - infiltrato in borghese fra la gente, comincerà a sparare in direzione dei soldati provocandone la reazione armata sulla folla. […] Nel 1998 un’apposita Comisión de la verdad, presieduta dallo scrittore Paco Ignacio Taibo II, aveva chiarito la dinamica dei fatti e chi partecipò all’azione. L’ultimo pezzo del puzzle lo fornirono delle foto recapitate anonimamente nel 2002 a Sanjuana Martinez, corrispondente a Madrid di una rivista messicana, in cui si documentava con tutta chiarezza l’esistenza dei famosi guantes blancos, i militari in borghese utilizzati per scatenare il massacro. Ma se si è fatta luce su quell’indignante episodio di disumanità del potere, non altrettanto si può dire per la giustizia…”

Triste estate per gli studenti, quella del ’68: aperta dai carri armati sovietici a Praga e chiusa dalle pallottole dei corpi speciali a Città del Messico.

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