Movimento 5 Stelle: e adesso cosa succede?

Dopo la batosta alle elezioni europee, Beppe Grillo e Casaleggio cercano una via d'uscita.

I risultati delle elezioni europee sono stati una vera batosta per il Movimento 5 Stelle, che non si era preparato a uno scenario del genere. Nel M5S erano pronti a vedersi superati dal Partito Democratico, erano pronti anche a restare parecchio indietro, ma nessuno aveva previsto che si potessero perdere quasi tre milioni di voti e oltre 4 punti percentuali. E siccome nessuno l'aveva previsto, adesso nessuno sa come reagire, il clima nel M5S è di spaesamento.

Si capisce dai toni di Beppe Grillo nel suo videomessaggio, tra ironia, tristezza e ottimismo senza essere convinto in nessuna di queste; si capisce dal totale silenzio stampa imposto ai pentastellati tutti e dalle parole dette dai pochi che hanno parlato ("Mi sento come se mi avessero strappato la carne", ha detto Di Battista). E adesso, che cosa succede? Bisognerà pensarci su parecchio, perché un piano b non c'è: l'unico modo di condurre le campagne elettorali e di fare politica del Movimento 5 Stelle è quello che si è visto fino a oggi: i comizi e il carisma di Beppe Grillo, l'opposizione durissima, rumorosa, a volte non molto coerente dei parlamentari M5S.

Il punto è che se tutto questo non funziona più, non si sa cosa fare per cambiare direzione. D'altra parte, stando ai retroscena di Repubblica, è lo stesso Beppe Grillo che l'ha ammesso: "Io mi esprimo così, non so parlare in altro modo". Ma se le urla del leader spaventano più elettori di quanti ne attraggano, come si fa? Un'idea sembra essere quella di dare maggiore visibilità a Casaleggio, ma è difficile che sia il "guru" ad avere l'abilità di attrarre voti (il carisma e l'appeal non sono il suo pezzo forte). Per il momento ci sarà una pausa di riflessione, dopo aver impostato il lavoro degli europarlamentari, Beppe Grillo se ne andrà in vacanza per un po', ma si tratterà solo di un break, non c'è nessuna volontà di lasciare.

E proprio questo desiderio di andare avanti a tutti i costi gli viene rinfacciato da chi ricorda le parole del 3 aprile ("Se perdiamo me ne vado, e non scherzo"): una promessa non mantenuta che in futuro gli sarà senz'altro rinfacciata e che in qualche modo avvicina Grillo alla galassia dei politici tradizionali, che fanno promesse ben sapendo di non avere nessuna intenzione di mantenerle. Ma la determinazione del leader non piace nemmeno ai tanti che un piano b per recuperare la "retta via" ce l'hanno in mente eccome: tagliare i ponti con i due capi e con tutte le loro ambiguità e ricominciare dal collettivo. Una piccola rivoluzione interna di cui si parla da tempo, ma che difficilmente avverà. Anche se i dissidenti si preparano a un nuovo periodo di tensioni.

A proposito di dissidenti, gli espulsi stanno per dare vita al loro gruppo in Senato: Democrazia Attiva. 12 o 13 senatori, che potrebbero allargarsi e che potrebbero soprattutto diventare interlocutori fondamentali di Matteo Renzi.

Movimento Cinque Stelle

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