Vertice Ue: chi sarà il presidente della commissione?

Si cerca l'accordo sui nomi. Ma c'è il rischio che spunti fuori una nomina "altra".

Se davvero, ed è probabile che accada, non ci sarà modo di trovare una maggioranza all'interno del parlamento europeo per la nomina del presidente della Commissione senza passare dalle larghe intese in salsa europea, si spera almeno che Pse e Ppe trovino l'accordo su uno dei due rispettivi candidati: Martin Schulz e Jean Claude Juncker. Perché se così non fosse verrebbe immediatamente meno l'unica iniezione di democrazia di cui l'Unione Europea ha deciso di dotarsi, e cioè proprio l'elezione diretta del presidente.

Molto probabilmente i 28 premier e capi di stato riuniti a Bruxelles stanno discutendo di questo, del modo, insomma, di salvare capra e cavoli. Visto che la scelta, consentita dal regolamento, di saltare completamente le indicazioni dell'elettorato (il candidato più votato ma che non ha la maggioranza assoluta è Juncker) non sarebbe altro che un ennesimo gigantesco regalo agli euroscettici. E quindi? Come se ne esce?

In questo quadro non aiutano le parole di Angela Merkel, che, come noto, è stata fino all'ultimo contraria all'indicazione diretta del presidente (ragion per cui il Ppe ha tardato tanto a esprimere un nome): "Siamo contenti che il Ppe abbia vinto le elezioni europee. Juncker è il nostro candidato di punta per la presidenza della Commissione europea". Fin qui tutto bene, peccato che quanto segue faccia esattamente capire come si tratti di parole di circostanza: "Spero che faremo progressi: si discuterà anche dei contenuti, del lavoro per i prossimi cinque anni, e poi naturalmente delle nomine. Si tratterà di trovare un'ampia maggioranza, e sappiamo che nessun gruppo da solo ha la maggioranza. Adesso getteremo le basi del modo in cui sarà condotto questo processo".

Parole che non fanno che aumentare il sospetto che si stia trattando nelle segrete stanze, magari per poi arrivare alla nomina (a quel punto non si potrebbe definire altrimenti) di Christine Lagarde presidente della Commissione. E Renzi? Il Pd è ufficialmente il gruppo più importante del Pse, il che aumenta non di poco il peso politico in questa fase delicata. Per il momento, però, il nostro premier ha preferito concentrarsi su altre questioni: "Prima vengono le cose da fare, gli argomenti su cui trovare un equilibrio, e poi i nomi". Quali sono le cose da fare? Tante. E stanno tutte nel piano di Matteo Renzi per cambiare l'Europa, e provare a restituire un po' di popolarità all'istituzione sovranazionale.

European Political Leaders Meet After European Elections Results

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