Il Nobel all'UE: la pace forzata scoppia nella trincea della crisi economica

Il Nobel per la pace all'Unione Europea ha suscitato commenti entusiastici (quelli di Barroso), ironie generalizzate (che si sono lette qua e là sui social network), una reazione giustamente sorpresa fra gli astanti al momento dell'annuncio (reazione che la stampa mainstream nostrana si guarda bene dal riportare, ma che sul Washington Post trova spazio, per dire).

Il Presidente del Comitato per il Premio Nobel, Thorbjoern Jagland, ha spiegato così la decisione dell'assegnazione del premio:

«L'orribile sofferenza della seconda guerra mondiale ha dimostrato la necessità di una nuova Europa. In 70 anni, Germania e Francia hanno combattuto ben tre guerre. Oggi una guerra fra Germania e Francia è impensabile. Questo dimostra che attraverso sforzi ben diretti e con la costruzione di fiducia reciproca, nemici storici possono diventare partner».



La decisione del Comitato, da un lato, è davvero sorprendente e non può meravigliare che sia stata accolta da mormorii in platea. Dall'altro, sembra un tentativo disperato di tornare a dipingere l'Unione Europea come portatrice di pace.

E' davvero così? E' per questo che nasce l'Unione? Questa rinnovata spinta verso la pacificazione che nasce da un costrutto astratto ricorda molto i girotondi di bambini che si tenevano per mano sulle stelline dell'Europa che venivano commissionati a scuola negli anni dell'unificazione; ricorda molto Europa Europa (vi ricordate, il programma condotto da Fabrizio Frizzi e Elisabetta Gardini); ricorda molto quella rappresentazione narrativa dell'euro che poi si è rivelato solamente una moneta, imposta dall'alto senza alcun tipo di correlazione con la realtà.

S'è fatta la moneta, non si sono fatti gli Europei. D'altro canto, non si erano fatti nemmeno gli italiani, quindi figuriamoci un po'.

La cosa più clamorosa è che nel sottolineare questa serie di eventi che negano un fatto ormai sotto gli occhi di tutti – ovvero, che l'architettura con la quale è stato immaginato l'Euro non abbia tenuto conto di una serie di fattori per nulla insignificanti e abbia consegnato l'Europa nelle mani della speculazione finanziaria – si rischia di accodarsi, ahinoi, a opinioni populiste, oltranziste, nazionaliste.

Ma non è così. E' sufficiente guardarsi intorno, dare un'occhiata alla realtà fenomenica, osservare le conseguenze dirette dell'euro, dell'avere una moneta unica senza avere una politica unica, senza avere cuscinetti finanziari unici, per capire quanto questo riconoscimento all'UE sia semplicemente di facciata, così come erano di facciata i girotondi dei bimbi e quell'Europa portatrice di pace.

L'Europa è nata per ragioni economiche. Oggi è teatro di una delle guerre silenziose più violente del mondo occidentale: quella finanziaria.

Francamente, leggere in essa un simbolo di pace non può che essere l'ennesimo artificio narrativo.

Alberto Puliafito
@albertopi

Foto © Getty Images

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