Renzi, Italicum buccia di banana? Berlusconi, patto del Nazareno per risorgere. "Moderati" in campo

Stavolta per Matteo Renzi la luna di miele è di breve durata perché l’exploit elettorale del Pd non può non tradursi con un immediato e concreto “cambio di marcia” passando dagli annunci ai fatti, con riforme capaci di incidere positivamente nella vita quotidiana degli italiani.

be

E’ vero, non sono pochi – anche nel groviglio degli apparati del Pd – i “gufi” che sperano in una prossima scivolata del segretario-premier sulla classica buccia di banana, magari proprio sul nodo della nuova legge elettorale. Ma gli italiani del 40 per cento che il 25 maggio (un voto emozionale per l’alt a Grillo) hanno spinto il “rottamatore” ad andare avanti per la strada promessa, credono che una nuova ripartenza dell’Italia sia possibile, forse addirittura in vista di un “nuovo miracolo economico”, e non solo.

In caso contrario, se cioè – vuoi per incapacità o per impossibilità politica – Renzi non realizzerà in tempi rapidi ciò che ha promesso in campagna elettorale, il contraccolpo sarebbe pesantissimo, esiziale per il Paese.

Scrive l’ex direttore de l’Unità Claudio Sardo: “Suscitare aspettative è un merito di chi fa politica. L’aspettativa contiene dosi di speranza e di fiducia che non hanno solo un valore etico, ma anche economico e di coesione sociale. Però occorre darvi un seguito coerente: altrimenti è solo demagogia. Domenica sono stati i cittadini a voler stipulare un patto con il Pd, proprio mentre Grillo esibiva tutto il suo nichilismo, il suo desiderio di ridurre ogni cosa a macerie. Adesso quel patto va onorato. Con rigore e con apertura”.

Bisogna portare l’Italia fuori dalla crisi, crisi - va ribadito - le cui responsabilità ricadono in gran parte sul bluff della seconda Repubblica incentrata sul bipolarismo coatto, dominata da Silvio Berlusconi e dal berlusconismo.

Cosa resta oggi, dopo il ko subito domenica da Forza Italia, di quel patto del Nazareno fra Berlusconi e Renzi, architrave su cui reggeva e regge l’impianto parlamentare delle riforme, a cominciare dall’Italicum? La buccia di banana, per Renzi, può essere proprio questa.

L’ex Cav è stato … “benevolo” (nei confronti di Renzi) nel commentare i risultati elettorali, in attesa di andare all’incasso proprio con l’Italicum. L’ex Cav sa che il premier adesso deve onorare il patto (scellerato?) varando il nuovo porcellum-bis capace di farlo resuscitare in una spartizione “a due” del potere.

Renzi ha ribadito la priorità dell’Italicum e Berlusconi non aspetta altro per ritornare al governo con le “larghe intese” o scatenare il caos, più facile con un partito ridotto al 15% che con uno attorno al 40%. L’Italicum va almeno cambiato alzando la soglia del 37%, abbassando e unificando le soglie minime, vietando che chi non raggiunge la soglia minima convogli i voti al partito maggiore della coalizione ecc.

Meglio ancora, l’Italicum va affossato perché fa gli interessi di Berlusconi e non quelli dell’Italia. Renzi una scappatoia ce l’ha: la legge della Consulta è una garanzia per tutti, impedendo avventure e permettendo la governabilità fino al termine della legislatura.

Qui si misura subito come Renzi investe il 40 per cento dei voti del 25 maggio. Vale più questo 40 per cento o Berlusconi? Nel Pd i “rottamati” devono farsi sentire, non per assurde rivincite interne ma con proposte concrete che rafforzano premier, partito ed esecutivo, a favore del Paese.

Ciò vale anche per i “centristi”, Alfano-Cesa-Mauro&C, una occasione importante per dimostrare responsabilità e capacità di governo, ben lontani e ben distinti dal Cav e autonomi dal Pd, ma tesi nei fatti a porre la prima pietra del nuovo centro-sinistra. Così si va diritti verso il partito nuovo di matrice “popolare” e si fa quel centro-sinistra vero, baluardo di democrazia e di riforme.

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO