Berlusconi perde il pelo ma non il vizio: “ricatta” Renzi e “bacchetta” Alfano&C

Il gattopardesco “Tutto cambia per non cambiare niente” ci sta a pennello dopo la debacle elettorale di Forza Italia con Silvio Berlusconi che resta e resterà l’indiscusso e indiscutibile padre-padrone del partito e zone limitrofe.

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Sconfitte molto meno pesanti di quella subita il 25 maggio dal partito dell’ex Cav hanno portato al cambio di leadership in (quasi) tutti i partiti, dal dopoguerra ad oggi. La regola non vale per Forza Italia, non un partito, ma una azienda con un padrone che decide e con i suoi “dipendenti” contenti di poter continuare a sguazzare, pur se sul desco le porzioni si sono ridotte e alla frutta, non seguono caffè e ammazzacaffè.

Lui – forse solo Pierferdy Casini credeva il contrario – non molla, non ha alcuna intenzione di disarmare: “ Il leader sono io, ripartirò anche questa volta” illudendo gli ultimi topi già sulla tolda per scappar via che un mezzo miracolo c’è stato anche stavolta e che un altro mezzo miracolo si vedrà presto, grazie … al patto del Nazareno con Renzi.

Già, il patto del Nazareno. Oggi, più che il “misero” 17 per cento incassato da Forza Italia alle Europee contano i numeri dei parlamentari agli ordini di Berlusconi alla Camera e al Senato.

Su questo ha ragione il direttore del Giornale Alessandro Sallusti: “ Il trionfo di Renzi resta infatti fuori dal Parlamento italiano, dove le riforme o le fanno Pd e Forza Italia, o non vedranno la luce”.

Il trionfatore del 25 maggio sa bene che è così tant’è che, al di là degli annunci, cerca di allungare il brodo, specie sulle prime riforme bollenti, quella della nuova legge elettorale e quella dell’abolizione del Senato, due nodi intricatissimi, pronti a trasformarsi in capestro per il premier e per il governo.

Intanto oggi Berlusconi tiene una conferenza stampa congiunta con Matteo Salvini (l’altro vincitore del 25 maggio) per firmare alcuni referendum della Lega, primo passo per la riunificazione del centrodestra, partendo proprio dal Carroccio.

Dice l’ex Cav: «Dobbiamo unire i moderati e i liberali, ma - precisa - non con tutti e ad ogni costo». Un messaggio destinato al NCD di Angelino Alfano ma anche all’Udc e ai Popolari per l’Italia dell’ex ministro Mario Mauro, decisi - quando, come, con chi? - a dar seguito alla lista delle Europee, un cartello elettorale, dopo aver superato – pur se per un soffio – la tagliola del 4 per cento.

Ecco, Berlusconi, se non altro, fa capire ciò che vuole: da una parte “ricatta” Renzi e il governo sulle riforme, dall’altra chiama a raccolta il centrodestra, decidendo chi mettere sotto il suo ombrello.

Renzi non potrà continuare a fare il pesce in barile. Così come Alfano&C dovranno decidersi se tornare a Canossa (ad Arcore) col cappello in mano o avventurarsi con decisione sulla via del partito nuovo centrista, libero del fardello del “Ghe pensi mi”.

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