Sciopero dei giornalisti Rai l'11 giugno 2014

L'11 giugno i giornalisti Rai in sciopero contro i tagli decisi dal governo

Aggiornamento 18.44 - Il viceministro dell'Economia Enrico Morando ha confermato l'esecutività del taglio da 150 milioni deciso dal governo e previsto dall'articolo 21 del Dl Irpef. Il governo sarebbe invece disponibile, fa sapere il viceministro, a valutare l'esclusione della televisione pubblica dall'articolo 20, che prevede tagli sulle società partecipate.

Sciopero e manifestazione a Roma l'11 giugno contro il taglio di 150 milioni alla Rai deciso dal governo con il dal Dl. 66/2014. Anche Televideo dalle 6 di venerdì 10 alla stessa ore di sabato 11 va in forma ridotta.

Lo sciopero dei dipententi del servizio pubblico è la risposta al Piano Industriale del governo e della Rai che esternalizza il lavoro, riducendo la capacità produttiva del servizio pubblico radiotelevisivo, mettendo a rischio il futuro della più grande azienda culturale del Paese,che deve essere garanzia di pluralismo e democrazia.

Questo il comunicato dei sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater, Libersind Conf Sal e Usigrai:

"Un taglio drastico che non colpisce gli sprechi ma i posti di lavoro, creando le condizioni per lo smantellamento delle sedi regionali e ancor peggio per la svendita di RaiWay alla vigilia del 2016 (data in cui dovrà essere rinnovata la concessione per il servizio pubblico), lasciando intravedere inquietanti ritorni a un passato fatto di conflitti di interessi e invasione di campo dei partiti e dei governi. Indicare in Raiway e nelle sedi regionali i luoghi verso cui operare vendite o riduzioni significa infatti far morire la Rai e compromettere seriamente il rinnovo della concessione per il servizio pubblico. [...] Il dibattito sul fatto che in tempi di crisi anche la Rai deve contribuire al risanamento del paese risulta tanto affascinante quanto fuorviante, perché nasconde, dietro un'affermazione condivisibile, un'operazione poco trasparente, che rischia di mettere in ginocchio il servizio pubblico e la tenuta occupazionale nella più grande azienda culturale del Paese. Altro tema è quello della discussione su come ridurre gli sprechi e riformare la più grande azienda culturale del Paese, rispetto al quale i sindacati sono come sempre disponibili al confronto. Confronto che non può avvenire se il campo non verrà sgombrato dall'idea che la rete possa essere usata per fare cassa"."

Per tutta risposta l'azienda ha già sottolineato come il diritto di sciopero vada sempre rispettato e garantito, anche se in questo caso sarebbe unicamente un pretesto: secondo la Rai si tratterebbe infatti di uno sciopero contro una tv pubblica impegnata a risanare per la prima volta, in maniera seria e responsabile, il proprio bilancio e pertanto a difendere i posti di lavoro; contro una Rai in grado di vincere - e quest'anno con un distacco record - la competizione degli ascolti; contro una Rai capace, in pochi mesi, di moltiplicare la propria offerta passando dagli storici 3 canali analogici ai 14 digitali tutti a titolo gratuito con un grande vantaggio per i telespettatori.

Insomma, le distanze tra le parti sembrerebbero insormontabili e toccherà ai telespettatori esprimere un efficace giudizio. Sempre l'11 giugno i giornalisti ed il personale Rai hanno indetto una manifestazione, a Roma, per protestare proprio contro i tagli al servizio pubblico.

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