Renzi, avanti con le riforme. Ma regge il centro-sinistra con la sola “gamba” del Pd?

In sette giorni, dal risultato del 25 maggio che con il 40% dei voti al Pd ha dato legittimazione popolare al premier Renzi, non si fanno miracoli. Ma è la situazione del Paese a imporre davvero il cambio di passo, passando dagli annunci ai fatti.

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C’è una emergenza immigrazione inquietante (da quel nodo arrivano buona parte dei voti alla Lega e non solo) e c’è una emergenza emigrazione allarmante, con 100 mila giovani tra i 15 e i 34 anni che spinti dalla crisi hanno lasciato l’Italia negli ultimi cinque anni. Non solo. Quasi 10 milioni (9 milioni e 300 mila secondo il monitoraggio dell’Associazione Bruno Trentin della Cgil) sono gli italiani “in sofferenza” e “in disagio”, cioè in grave difficoltà per la carenza di lavoro, per la precarietà della loro posizione lavorativa, per uno stato di profondo scoramento psicologico e sociale.

Un numero enorme di gente in difficoltà, in crescita di circa il 57% rispetto al 2007, con un aumento di 3 milioni e 370 mila persone. Non è vero che siamo messi (male) come in tutti gli altri Paesi europei. Infatti, per quanto riguarda il raffronto europeo, l’andamento dell’occupazione italiana diverge sempre di più: il tasso medio di disoccupazione in Europa (UE a 28) ha perso quasi mezzo punto percentuale (da 10,9 a 10,5%) tra aprile 2012 e marzo 2013, a fronte di un aumento nel nostro Paese di 7 decimi (dal 12 al 12.7%). La differenza di +2,2 punti a marzo è ancor più significativa se si considera che ancora nel 2011 il tasso di disoccupazione in Italia era di oltre un punto sotto la media dell’Unione (8,4% vs 9,6%).

“Risulta evidente dall’insieme di questi dati - si legge nello studio di ABT riportato da Rassegna.it - il progressivo deteriorarsi della condizione di lavoro in Italia e l’assoluta necessità di puntare a crescita e sviluppo attraverso uno straordinario piano per il lavoro”.

Ora, in questo quadro, Matteo Renzi e il Pd non possono solo coccolarsi quel 40% di voti, dato storico, ma anche legato ad eventi e concomitanze particolari, dato tutt’altro che definitivo. Renzi ha riportato al voto una fetta di elettori già Pd, alle ultime politiche in libera uscita con l’astensione, ma ha raccolto poco da Forza Italia, dal M5S, prosciugando invece il partito montiano e dintorni.

In un quinquennio il centro-destra ha perduto qualcosa come quasi oltre 8 milioni di voti! E non certo per la capacità di Renzi, ma per il fallimento di Berlusconi e del berlusconismo. Questi i fatti.

Ora Renzi deve sapere tradurre in azione politica – leggi riforme – la fiducia degli elettori. Ciò è possibile con un centro-sinistra di fatto con una sola gamba (quella del Pd), con un bipolarismo Pd-M5S, con un centro-destra spappolato e ancora incapace di slegarsi dal cappio dell’ex Cav? A Renzi va dato il merito del nuovo percorso “rivoluzionario” del Pd, scrostandolo, nell’ambito della socialdemocrazia europea.

Manca l’altra gamba: quella rappresentata da un forte e moderno partito popolare, con respiro europeo, così da evitare antiche nostalgie autoritarie e risorgenti populismi. Le riforme annunciate vanno fatte, ma senza la “riforma democratica” – di un partito nuovo moderato capace di interpretare l’altro 40% - sarà davvero difficile, se non impossibile, portare l’Italia fuori dalla crisi e rilanciarla a livello internazionale, anche sul piano della credibilità economica, politica, istituzionale.

Non è una esigenza per giochi di Palazzo. Riguarda milioni di italiani – parte fondamentale del Paese - che non seguono più Berlusconi, che temono Grillo ma che non svoltano a sinistra, neppure quella del Pd marcato Matteo Renzi. Tutto qui.

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