Sblocca Italia: l'iperliberismo della lotta ai lacci e lacciuoli. Ora tocca a Renzi

La nuova promessa di Renzi: un provvedimento entro luglio che «lascerà fare alla gente quel che vuol fare».

Sblocca Italia: è questo il nuovo slogan di Matteo Renzi, sciorinato in una rilassatissima chiacchierata – per carità, non chiamiamola intervista – con Enrico Mentana al Festival dell'Economia.

Sblocca-Italia significa, diciamolo con le parole virgolettate del Presidente del Consiglio

«un provvedimento che si chiama 'sblocca-Italia', che lascerà fare alla gente quel che vuol fare e consentirà di sbloccare interventi fermi da 40 anni. [...] Domani scriverò a tutti i sindaci per chiedere di individuare sul loro territorio le questioni bloccate».

Piero Fassino, sindaco di Torino e Presidente dell'Anci, si è subito fatto portavoce del coro italico di approvazione:

«Io e tutti i sindaci italiani siamo pronti a raccogliere le richieste del Presidente del Consiglio Matteo Renzi. In ogni città e comune, infatti, ci sono progetti che, se finanziati, possono decollare in breve tempo contribuendo così al rilancio della crescita e alla creazione di lavoro».

Bene. Bravi. Bis. Naturalmente, aspettiamo di vedere di cosa si tratterà, prima di esprimere giudizi. Ma diciamo che questo sblocca-Italia ha un sapore già assaggiato e lascia nelle sinapsi di chi ha un minimo di memoria storico-politica la sensazione di un déjà vu.

Sblocca Italia vs "lacci e lacciuoli"

Sblocca-Italia a me ricorda la questione dei "lacci e lacciuoli".

D'altro canto, non è un concetto nuovo per Renzi:

«Contro la burocrazia serve una lotta violenta. Uso il termine "violento" perché non abbiamo alternativa»

aveva tuonato il premier al Salone del Mobile di Milano. Lì, l'obiettivo era l'Expo 2015, che si deve fare e si deve fare bene per far bella figura.

Poi era arrivato Visco.

Che alla Luiss diceva:

«I problemi odierni dell'Italia sono molto simili a quelli che si potevano osservare al termine del governatorato Carli: 'lacci e lacciuoli', intesi come rigidità legislative burocratiche, corporative, imprenditoriali, sindacali, sono sempre la remora principale allo sviluppo del nostro paese»

Ma non è mica una questione recente. Anzi. Il termine, lacci e lacciuoli, era stato uno dei cavalli di battaglia di Silvio Berlusconi. Che si limitava, sostanzialmente, delle stesse cose. E del fatto che ci fossero troppi lacci e lacciuoli a limitare i suoi poteri da Presidente del consiglio, impedendogli di lavorare. Di decidere. Promise, il Cav, che avrebbe liberato l'Italia e gli italiani dal soffocamento di queste limitazioni: avrebbe dovuto essere la sua rivoluzione liberale. Mai compiuta. Naturalmente, dice lui, non per colpa sua ma proprio per colpa di lacci e lacciuoli.

Lacci e lacciuoli non piacciono neanche a Confindustria, per dire. Ma la citazione affonda nella notte dei empi politici.

L'espressione era stata utilizzata nel 1919 da Luigi Einaudi (che poi sarebbe diventato il primo Presidente della Repubblica italiana). Einaudi, allora, tuonava contro un governo che

«Non mantiene le promesse, impedisce con i suoi vincoli il movimento a coloro che avrebbero voglia di agire, fa perdere quei mercati che gli industriali italiani erano riusciti a conquistare, prepara disastri al Paese, accolla sempre nuovi oneri alle industrie...»

e lamentava lo strapotere dei burocrati romani. Di

«un piccolo gruppo di padreterni, i quali si sono persuasi, insieme con qualche ministro di avere la sapienza infusa nel vasto cervello»

Forse, dice Stella sul CorSera, se i padreterni di allora avessero ascoltato i moniti di Einaudi non ci sarebbe stato il substrato sociale per la marcia su Roma. Forse, o forse no. Poi tutta questa storia dei "lacci e dei lacciuoli" è stata magistralmente ripresa e rielaborata da Guido Carli. Già Governatore della Banca d'Italia, già Ministro dell'Economia. Come ricorda Visco (nella celebrazione del centenwario di Carli), egli

«utilizzò per la prima volta la celebre espressione nelle Considerazioni finali del 1973, in riferimento agli oneri sociali delle imprese: “ancora una volta è apparso che la politica economica seguita nel nostro paese preferisce mantenere una condizione generalizzata di sofferenza per il sistema produttivo … resta intatta la predilezione antica per le leggi tiranniche che sono molti lacciuoli che ad uno o a pochi sono utili”.
La fonte dell’espressione, ricorda il Governatore, è negli Aforismi Politici di Tommaso Campanella e “se vogliamo cogliere la reale portata del pensiero di Carli” continua Visco “dobbiamo concludere che i lacci e lacciuoli non erano solo quelli imposti dallo Stato all’impresa, ma anche quelli imposti all’impresa da schemi di pensiero obsoleti degli imprenditori e quelli, sociali e sistemici, che impedivano ai giovani più capaci di conquistare il posto che avrebbero meritato nella società».

Sarà. Ma il punto è che è abbastanza univoca, l'interpretazione della dicitura: i lacci e i lacciuoli sono i diritti dei lavoratori, la regolamentazione delle condizioni di lavoro, le mediazioni sindacali, i contratti, gli oneri sociali (dal punto di vista delle imprese) e il debito pubblico, la spesa per l'assistenza e lo stato sociale, il costo della pubblica amministrazione, la mancanza di privatizzazioni e di liberalizzazioni (dal punto di vista del sistema statale).

Sono idee (lo capirà facilmente il lettore che forse, se sarà arrivato fin qui, non avrà nemmeno bisogno di una chiosa perché saprà già dove si vuole andare a parare) fortemente liberiste (e non necessariamente liberali).

Sblocca-Italia e l'iperliberismo

Renzi non fa altro che incarnare tutto questo e proporlo in una formula buona 2.0, social, da hashtag, buona per i media, per poter essere cotta e mangiata e digerita dall'italiano medio analfabeta strutturale (il dato è del 75% su tutta la popolazione, quindi non è un'esagerazione):

«lascerà fare alla gente quel che vuol fare»

Splendido, diretto: sembra quasi di sentir comunicare Berlusconi prima maniera.

Per carità: è evidente che la burocratizzazione del paese sia da rivedere e ridurre che ci siano tutta una serie di questioni che sono vere e proprie zavorre non solo per l'impresa ma anche per il cittadino, il cui punto di vista è sempre escluso, da questa faccenda di lacci e lacciuoli. Anzi, guarda un po', generalmene i lacci e lacciuoli di cui si lamentano Einaudi, Carli, Berlusconi, Renzi, sono quelli che il cittadino lo tutelano.

E invece, niente, siamo qui, governati da un segretario del Pd che aveva perso le primarie ai tempi delle politiche, che incarna – in un partito di pseudo sinistra moderata - le idee del liberismo più sfrenato. E l'opposizione, l'unica che abbiamo, non è in grado di dislo in maniera semplice ed efficace e non complottista.

Invece, i fatti sono semplici e sotto gli occhi di tutti: il linguaggio iperliberista della classe dei vincitori (per approfondire l'argomento si consiglia "La lotta di classe dopo la lotta di classe" di Luciano Gallino) è riuscito a fare breccia nell'immaginario collettivo in maniera indelebile. Sono necessarie riforme (quali, non si sa). E' necessario liberarsi di lacci e lacciuoli (quali, non viene mai detto esplicitamente). E il popolo applaude. Di più o di meno, a seconda di chi lo dice e di quali termini usa.

Matteo Renzi

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO