Palestina: Nuovo governo Fatah-Hamas. Sdegno di Israele

PALESTINIAN-POLITICS-GOVERNMENT-HAMAS-ABBAS
Ramallah-Gerusalemme. Il governo Fatah-Hamas ha giurato. Dopo un conflitto durato sette anni, esploso con le elezioni del 2006, le due fazioni hanno deciso di dare vita ad un esecutivo di unità nazionale. C'è stata incertezza fino all'ultimo momento sul buon esito di un accordo tra la formazione che controlla la Cisgiordania e quella che è al potere nella striscia di Gaza: l'idea di rimuovere il dicastero che si occupa degli Affari dei prigionieri non era piaciuta agli islamici radicali. Ma poi tutto si è ricomposto, se ne occuperà per il momento un responsabile della presidenza del consiglio.

Hamas ha scelto di non partecipare direttamente, darà l'appoggio esterno. A presiedere il nuovo esecutivo dell'Autorità Nazionale Palestinese sarà il presidente uscente Mahmud Abbas, meglio conosciuto come Abu Mazen. I ministri in tutto sono 17. Tra questi ricordiamo Riad al-Malki (riconfermato), al dicastero degli Esteri. Ci sono anche tre donne, cosa non scontata visto il sostegno di Hamas.

Nel discorso di insediamento, il presidente ha espresso molta soddisfazione per l'accordo raggiunto: "Oggi - ha detto - annunciamo la fine della divisione palestinese che ha grandemente danneggiato la nostra causa nazionale" (Via Ansa). Hamas, per parte sua, si è mostrata determinata nella scelta compiuta dichiarando che: "oggi è nato il governo dell'intero popolo palestinese". Tuttavia Ismail Haniyeh, capo dell'esecutivo uscente di Gaza, ci ha tenuto a specificare che "resta in piedi un esercito composto dalle Brigate Ezzedin al-Qassam (Hamas). La resistenza è in condizioni eccellenti: è un deterrente ed è capace di difendere il popolo".

Quello che è accaduto non poteva non suscitare le ire di Israele. Il premier, Benjamin Netanyahu, ha già lasciato intravvedere l'ipotesi del blocco di tutti contatti con l'Anp, tranne che per il coordinamento di sicurezza. Tale ipotesi pare molto probabile alla luce di quanto annunciato dal Gabinetto di sicurezza israeliano. In un comunicato, ha parlato di uno stop ad ogni tipo di negoziato e ha conferito al capo del governo pieno mandato per presentare tutte le sanzioni che riterrà opportune.

Netanyahu, già ieri, aveva definito l'intera operazione portata a termine da Abu Mazen come una vittoria del terrorismo islamico. Tuttavia il presidente, com'era prevedibile, non ha ammesso nessuna responsabilità per lo stallo in cui è sprofondato il negoziato di pace. Ricordiamo, a tale proposito, che negli ultimi mesi non solo non ha concesso nulla ai sui interlocutori, ma ha anche implementato l'elaborazione di tutta una serie di leggi discriminatorie contro i palestinesi israeliani (mettendosi contro anche Tzipi Livni, ministro della Giustizia) e ha continuato ad assecondare il partito ultra-nazionalista, Focolare Ebraico, dando il via libera alla costruzione di nuovi insediamenti colonici.

Più prudente la reazione degli Stati Uniti. Il segretario di Stato, John Kerry, pur esprimendo preoccupazione per il nuovo governo Fatah-Hamas, ha scelto comunque di non mostrarsi troppo intransigente. Qualche ora prima del giuramento, infatti, ha dichiarato che si sarebbe riservato di giudicare il nuovo esecutivo "dalla composizione, dalle politiche e dalle azioni". Abu Mazen ha replicato che il governo si impegna a riconoscere Israele, ma ha anche lasciato intendere che si rivolgerà alle Corti internazionali per denunciare le occupazioni illegali di Tal Aviv.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO