Napolitano al di sopra di ogni sospetto

C'è qualcosa che proprio non mi torna, nella logica a monte della difesa a oltranza di Napolitano nei suoi stessi confronti, proposta anche oggi, all'inaugurazione della Scuola Superiore della Magistratura di Scandicci, il Presidente della Repubblica ha dichiarato:

«La politica e la giustizia, i protagonisti ed ancor più le istituzioni rappresentative, dell'una e dell'altra non possono percepirsi ed esprimersi come mondi ostili, guidati dal sospetto reciproco, anzichè uniti in una comune responsabilità istituzionale».

Poi ha invocato la propria trasparenza e la propria coerenza, principi che ritiene ispiratori del suo settennato, e ne ha approfittato per ricordare le questioni che riguardano le indagini sulla trattativa Stato-mafia:

«a trasparenza e coerenza è stata ispirata anche la decisione che a fine luglio ho dovuto prendere sollevando conflitto di attribuzione con la Procura di Palermo dinanzi alla Corte Costituzionale. Decisione obbligata per chi abbia giurato dinanzi al Parlamento di osservare lealmente la Costituzione, e avverta dunque la necessità di una chiara puntualizzazione, nella sola sede appropriata, delle norme poste a tutela del libero svolgimento delle funzioni del Presidente della Repubblica. Decisione obbligata, quella presa a fine luglio, anche nel riferirsi alla Procura di Palermo, dopo che da essa, e solo da essa nel corso del mio mandato, era stata data pubblica notizia di avvenute intercettazioni di mie conversazioni telefoniche, ed era venuta un'interpretazione difforme da quella che ritengo costituzionalmente legittima delle normative vigenti e della loro applicazione. Come purtroppo ricordiamo, si è tentato da qualche parte di mescolare tale iniziativa, di assoluta correttezza istituzionale, con il travagliato percorso delle indagini giudiziarie sulle ipotesi di trattativa Stato-mafia negli anni '90, insinuando nel modo più gratuito il sospetto di interferenze - smentite da tutti gli interessati - da parte della Presidenza della Repubblica».

Ecco. Mettendo insieme tutti questi pezzi, leggendo e rileggendo le dichiarazioni del Presidente della Repubblica ci si chiede che senso si dia, in queste affermazioni, al termine trasparenza. E quale sia la logica dietro all'uso di questo termine.

Se diamo per scontato – come fa Napolitano – che chi abbia giurato di difendere la Costituzione sia, per forza di cose, trasparente, allora, portando alle estreme conseguenze questo ragionamento paradossale, proprio questo individuo al di sopra di ogni sospetto dovrebbe avere un rapporto, con le proprie conversazioni condotte in sede istituzionale – e persino fuori dalla stessa – assolutamente trasparente.

E quindi, non dovrebbe avere alcun problema a lasciare che delle intercettazioni sui quali, invece, i sospetti sono stati insinuati eccome, vengano diffuse liberamente.

Tanto, se la trasparenza e la coerenza sono stati i principi che hanno guidato la voce, i pensieri e le azioni di Napolitano, cosa mai potrebbe esserci in queste telefonate, da nascondere?

E nascondere qualcosa non è forse sinonimo di opacità?

Non si capisce, dunque, la ragione di questo ennesimo affondo del Presidente della Repubblica, che rivolta a suo piacimento i termini e la semantica per autodefinirsi insospettabile, come se si trattasse di un dogma cui credere relogiosamente e con devozione.

Foto © Getty Images

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