Tra Di Pietro e il Pd è rottura totale. Il caso Abruzzo

I rapporti tra Antonio Di Pietro e Walter Veltroni non sono mai stati così tesi. Dopo le parole di ieri a Ballarò, in cui il capo dell'opposizione, se ancora così possiamo chiamarlo, ha accusato il buon Tonino di avere "un'idea oggi, un'altra domani, dopodomani un'altra ancora", è arrivata la tegola del rinnovo del Consiglio della Regione Abruzzo, in seguito al tristemente noto caso Del Turco. Il tutto dopo che già sulla commissione di vigilanza Rai si combatte un'aspra battaglia in cui i democratici hanno dovuto accettare obtorto collo la candidatura di Leoluca Orlando per non fare un regalo al Pdl rompendo il fronte comune.

Ma torniamo in Abruzzo. Qui Di Pietro chiede di presentare un proprio candidato alla presidenza con la motivazione, per la verità non proprio peregrina, che i vertici del Pd usciti distrutti dalla vicenda Del Turco siano in uggia totale a chi quei fatti li ha vissuti sulla propria pelle.

"Il Pd è terrorizzato, lo so - ha dichiarato il leader dell'Italia dei Valori - e vuol farmi passare per quello che fa vincere il centrodestra. Ma loro stanno messi così male, con mezzo partito sotto inchiesta se non in galera e i loro elettori infuriati, che non vincerebbero nemmeno se si alleassero con Gesù Bambino."

Dura la reazione del Pd, affidata a Franceschini, il quale parla di regalo a Berlusconi e non vuole sottostare in alcun modo al diktat di Di Pietro. Il problema è che il Partito Democratico non può prescindere dall'appoggio dell'Italia dei Valori e possibilmente anche della sinistra se vuole avere una vaga possibilità di confermare il proprio governo della Regione. Può anche essere, tuttavia, che vista la difficoltà dell'impresa si decida di tenere duro per dare una lezione allo scomodo alleato. Sempre che non accada l'inverso...

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