Sciopero Rai: sospeso lo stop dell’11 giugno

Le aperture del vice ministro della Comunicazione Antonello Giacomelli allentano la tensione: no allo stop, ma lo stato di agitazione proseguirà. E Michele Anzaldi pensa a un gruppo di “saggi” per il futuro del servizio pubblico

I giornalisti della Rai non sciopereranno. Lo stop proclamato per mercoledì 11 giugno, per contestare il taglio di 150 milioni di euro contenuto nel decreto Irpef è stato sospeso, anche se lo stato di agitazione andrà avanti.

Era stata la Cisl di Bonanni a creare la prima spaccatura nel fronte sindacale, prendendo le distanze da Uil e Cgil, favorevoli alla mobilitazione. Il sì alla sospensione era prevalso in molte redazioni, tanto da raggiungere l’unanimità in alcune. Poi era intervenuto il Garante che aveva bollato come “ilegittimo” lo sciopero.

La posizione del Garante è stata ininfluente sulla retromarcia fatta dai sindacati Rai per evitare un inasprimento dello scontro con il Governo. Negli scorsi giorni il sindacato aveva replicato con toni molto duri alle parole del premier Matteo Renzi che aveva definito “umiliante” lo sciopero Rai.

Dopo le proposte del vice ministro della Comunicazione Antonello Giacomelli sull’anticipo del rilascio della concessione in scadenza nel 2016, la riforma del canone per il recupero dell’evasione e il mantenimento di una sede Rai in ogni regione, i toni si sono abbassati e si sono creati i presupposti per sospendere lo sciopero.

In una nota Slc-Cgil, Uilcom-Uil, Ugl Tlc, Snater, Libersind Confsal ha fatto sapere che

l'11 giugno a scioperare non saranno i mezzibusti sediziosi guidati da un insieme variegato di sindacati corporativi, pronti a difendere “privilegi” mentre l'Italia tutta è chiamata a fare ancora sacrifici. A scioperare saranno coloro che da sempre e prima di tutti hanno denunciato sprechi e privilegi.

Per quanto riguarda il futuro del servizio pubblico il segretario della commissione di Vigilanza, Michele Anzaldi, ha proposto la creazione di un gruppo si lavoro, composto da esperti, che ripensi il modello di servizio pubblico per presentarlo in Parlamento: fra i nomi fatti da Anzaldi molti guru (o presenti tali) dell’informazione e dell’intrattenimento, da Michele Santoro a Carlo Freccero, da Pippo Baudo ad Angelo Guglielmi, da Maurizio Costanzo a Giovanni Minoli, da Paolo Ruffini a Gad Lerner. Tanti ultrasessantenni, insomma, chiamati a rivoluzionare la televisione pubblica. Molti dei nomi in lista, fra l’altro hanno dato il loro contributo all’erosione del servizio pubblico televisivo. Ecco come si fanno le rivoluzioni in Italia: chiamando a farle quelli dell’Ancien Régime.

Rai: sede di roma

Foto © Getty Images

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