Israele annuncia più di 3000 alloggi colonici. Usa e Italia condannano

Israeli Weekly Cabinet Meeting
Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha deciso di dare il via alla costruzione di 1800 nuove unità abitative coloniche in Cisgiordania e di far partire gli appalti per altri 1500 alloggi sempre in Cisgiordania e a Gerusalemme est. La stampa internazionale sta leggendo questa disposizione come una risposta alla nascita del nuovo governo palestinese Fatah-Hamas e al suo riconoscimento da parte della comunità internazionale.

Ma le cose stanno così solo in parte. Per chi ha seguito negli ultimi mesi il negoziato tra Anp e Tel Aviv, non appare come una grande novità quello che sta accadendo. Israele conferma la sua politica conservatrice e di occupazione in maniera abbastanza coerente. Se questo, poi, sia dettato da reali urgenze di sicurezza interna non sta a noi giudicarlo.

Non si è fatta attendere la reazione dell'Olp. Un membro del suo comitato esecutivo, Hanna Ashrawi, ha annunciato che sarà presentato ricorso presso il Consiglio di Sicurezza dell'Onu e ha accusato Tel Aviv di "essere responsabile della propria delegittimazione continuando a perseguire la creazione della Grande Israele nella Palestina storica". (Via Ansa). Anche il capo negoziatore palestinese, Saeb Erekat, ha deciso di intervenire, sollecitando la comunità internazionale "a bandire i prodotti delle colonie" e a bloccare i finanziamenti delle imprese "coinvolte direttamente o indirettamente nell'occupazione".

Gli Usa non hanno gradito l'annuncio della costruzione delle nuove case coloniche nei territori occupati. L'ambasciatore americano in Israele, Dan Shapiro, ha detto alla Radio militare di essere profondamente in disaccordo con Netanyahu. Tale condanna, secondo il diplomatico statunintense, ci sarebbe stata a presecindire dagli ultimi sviluppi della politica mediorientale: "con o senza il consenso sul nuovo governo palestinese di transizione".

Anche il ministro degli Esteri italiani è intervenuta oggi sulla questione alloggi. Secondo Federica Mogherini, la disposizione dell'esecutivo israeliano è stato un errore: "Ci auguriamo che Israele riveda la decisione e si adoperi, con le nuove autorità palestinesi, per la ripresa dei colloqui di pace".

Registriamo che l'unica voce contraria nel governo israeliano è stata quella del ministro della Giustizia. Per Tzipi Livni, il governo mette Israele in una posizione difficile, rendendo così più complicato mobilitare la comunità internazionale contro Hamas. Livni non è nuova a queste prese di distanza. Ricordiamo, a tale proposito, la sua opposizione al progetto di legge che blocca il rilascio dei prigionieri palestinesi.

In un momento così delicato per i rapporti tra Palestina e Israele, appare molto importante la giornata di domani. Papa Francesco incontrerà il presidente Shimon Peres e quello palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), oltre al patriarca ortodosso di Costantinopoli Barolomeo. Di miracoli il pontefice non potrà farne, ma quantomeno potrebbe essere l'occasione per la ripresa del filo del dialogo.

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