Hilary Clinton chiede ad Obama di revocare l'embargo a Cuba

Il presidente ringrazia la signora Clinton per i suoi quattro anni da segretario
Martedì prossimo esce il libro di Hillary Clinton: Hard Choices (Scelte difficili). Non sarà solo un evento editoriale, ma l'inizio della campagna per le presidenziali 2016. Sia pure a livello informale, il lancio del saggio segna la prima tappa della lunga marcia verso la Casa Bianca. E l'ex segretario di Stato, secondo i sondaggi, ha ottime chance di succedere a Barack Obama

Alcuni estratti del libro sono stati già pubblicati dalla stampa nazionale. A far discutere ce n'è uno in particolare, dove Clinton si sofferma sulle relazioni tra Usa e Cuba. Ivi, rivolge una vera e propria esortazione al Presidente: quella di "togliere o quanto meno alleviare" l'embargo nei confronti dell'isola Caraibica. Il motivo di una tale scelta non sarebbe solo di carattere umanitario, ma anche squisitamente politico.

Scrive, a tale proposito, la politica democratica:

"L'embargo non è utile agli gli interessi statunitensi e non promuove il cambiamento nell'isola comunista [...] Dal 1960, gli Stati Uniti hanno mantenuto l'embargo contro l'isola nella speranza di cacciare Castro, ma ciò gli ha dato solo un argomento per incolparci dei problemi economici di Cuba"

Clinton, dunque, promuove un cambiamento radicale di atteggiamento verso Cuba, anche alla luce del fatto che la guerra fredda è finita da un pezzo e che il quadro geopolitico è mutato. Perseverare con l'embargo, infatti, appare come una misura tutta ideologica e controproducente, soprattutto per due ragioni. La prima è che non mette il regime davanti alle proprie responsabilità, lasciandogli l'argomento che ha funzionato finora come principale strumento di propaganda. Ovvero che la povertà a Cuba sia da imputare tutta al bloqueo voluto da Washington.

La seconda motivazione è di carattere pragmatico: l'embargo ha oggettivamente fallito. Non ha prodotto un movimento di opposizione che avesse la forza di rovesciare il regime, nonostante ci siano stati anche finanziamenti nordamericani a forze golpiste (aggiungiamo noi). Infine, bisogna considerare che le dichiarazioni di Clinton tengono anche implicitamente conto dei rapporti con l'America Latina in generale.

L'intransigenza verso L'Avana ha creato troppo spesso tensioni e difficoltà con gli altri Stati del continente, che sarebbe meglio risparmiarsi. E' proprio di ieri la notizia della schiacciante sconfitta subita dagli Stati Uniti all'Assemblea dell'Organizzazione degli Stati dell’America (OSA). La proposta nordamericana di escludere Cuba dal prossimo vertice, che si terrà a Panama, è stata bocciata da tutti i paesi membri (tranne il Canada).

L'esortazione di Clinton ad Obama sembra arrivare in un momento molto favorevole per produrre un'azione concreta. Una recente indagine condotta dal Centro Latinoamericano del Consejo del Atlántico ha mostrato che il 60% degli americani sono favorevoli ad un cambiamento nella politica di Washington verso L'Avana.

Che qualcosa si vada muovendo anche a livello istituzionale è stato certificato dalla visita a Cuba del presidente della Camera di Commercio degli Stati Uniti, Thomas Donohue. Quest'ultimo, in un discorso all'Università dell'Avana, ha detto che "è giunto il momento di aprire un nuovo capitolo nelle relazioni Usa-Cuba".

Obama, che alla fine dello scorso anno aveva parlato del bisogno di adottare "soluzioni creative" nei confronti dell'isola caraibica, ascolterà i suggerimenti della Clinton? Ora ha certamente le mani più libere rispetto al passato perché non ha addosso la pressione di ripresentarsi per un altro mandato. D'altro canto, però, la revoca dell'embargo richiede una buona dose di coraggio. Non sarebbe una di quelle decisioni che otterrebbe un consenso generalizzato, basti guardare alle reazioni furiose di molti esponenti repubblicani dopo l'uscita dell'estratto del libro.

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