C'è un cinese a Guantanamo: gli effetti collaterali della guerra al terrorismo


Vi ricordate le “operazioni coperte” chiamate rendition con cui la Cia rapiva cittadini stranieri sospettati di terrorismo per farli torturare in carceri segrete gestite da paesi amici o per rinchiuderli nel carcere di Guantanamo? Ci sono state alcune sentenze, peraltro contraddittorie, di vari gradi della giustizia americana, ma molti “nemici combattenti” sono sempre rinchiusi in quel limbo del diritto internazionale fatto di gabbie e divise arancioni.

Alcuni di questi detenuti sono cinesi, dell'etnia musulmana degli uiguri: 17 di loro sono stati catturati nel 2001 in Pakistan e Afghanistan ed accusati di essere legati ad Al Qaida. Il tempo passa e le accuse di terrorismo nei loro confronti sono cadute (quindi si sono fatti 7 anni a Guantanamo da innocenti...). Ora all'amministrazione Bush si pone un problema: cosa fare di queste persone?
Un giudice federale ne ha ordinato la scarcerazione ma non possono certo essere liberati negli Stati Uniti, dato che sono privi di documenti e visto di ingresso. Non si possono estradare in Cina, dato che il governo di Pechino non è molto tenero con questa minoranza. Non si possono trattenere ancora a Cuba perché le gabbie sono poche e qualcuno potrebbe spiegare agli uiguri che essere rapiti e rinchiusi per 7 anni in una gabbia senza processo è un motivo valido per smuovere qualche decina di avvocati e chiedere un risarcimento colossale.

Ai bei tempi del generale Videla e di Augusto Pinochet li avrebbero caricati su un aereo militare e gettati direttamente nell'oceano, ma W Bush si è informato e pare che questo non si possa più fare...

Via | il Sole 24 Ore

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