L'emergenza e le grandi opere, il terrorismo e le parole

Tav, Expo, Mose. Erri De Luca a processo per le sue opinioni. L'emergenza delle grandi opere, le grandi opere come emergenza, le deroghe, i poteri straordinari, la corruzione e il "terrorismo". La narrazione mediatica, la repressione, il pensiero critico.

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Il 9 giugno 2014 a Torino si tiene la seconda udienza preliminare per il processo a Erri De Luca.

A Repubblica, Gianluca Vitale ha spiegato le ragioni dello scrittore, assente all'udienza:

«La sua non è una fuga, parteciperà alla prossima udienza e in seguito, in caso di condanna, non farà appello. Questo non è un processo a un uomo, ma alle parole di un intellettuale e poeta, che non si possono mettere in manette».

Già, perché De Luca sarebbe colpevole, secondo qualcuno, di aver istigato al terrorismo. Per aver detto che la Tav va boicottata.

E per aver ribadito:

la Tav va sabotata. Ecco perché le cesoie servivano: sono utili a tagliare le reti. Nessun terrorismo

La Tav cui ci si riferisce è, va precisato a scanso di equivoci, la famigerata tratta Torino-Lyone. E, altrettanto beninteso, la medesima rientra nella categoria – per lo scrivente, per Erri De Luca, per tutto il movimento No Tav – delle grandi opere inutili.

Secondo gli estensori del concetto di grandi opere indifferibili – estensori bipartisan –, invece, la Tav è utilissima, strategica, necessaria, da difendere ideologicamente in ogni modo e in ogni tavolo di discussione, contro ogni evidenza, contro i numeri e la crisi, contro il buon senso e le legittime obiezioni. Al punto che va processato persino uno scrittore per quello che ha detto.


De Luca, che non è uno sprovveduto, ha capito bene qual è il punto. Il punto non è l'istigazione al terrorismo. Il punto è il sostegno alla causa No Tav.


Il tutto accade mentre l'Italia è scossa – o almeno, dovrebbe esserlo – dai due casi Expo 2015 e Mose. Guarda caso, due grandi opere, entrambe gestite secondo la logica emergenziale (la medesima che si applica, per esempio, dopo un terremoto. Come all'Aquila nel 2009): deroghe alle leggi, poteri straordinari, andare veloce, in fretta, senza lacci e lacciuoli. Il risultato? Corruzione e corruttela. Con buona pace di chi vorrebbe sbloccare tutto, senza spiegar bene a che prezzo, senza spiegar bene .

La vera emergenza delle grandi opere non sono le opere medesime: è il modo in cui sono gestite in Italia (e anche in altre parti del mondo, non prendiamoci esclusive dove non le abbiamo). Ed è paradossale che quel Matteo Renzi che ora si adopererà perché Raffaele Cantone (presidente dell'Autorità anticorruzione) abbia superpoteri e task force adeguati per gestire l'Expo (Renzi vorrebbe anche il Mose, ma Cantone dice che no, non si deve ricorrere alla logica emergenziale a cose fatte. Sacrosanto) e riportare la legalità, si sprema anche per il concetto iperliberista dello sblocca Italia che a sua volta, come tutte le decisioni imposte per decreto e con ampie deroghe – almeno, così immaginiamo – aprirà scenari del tutto prevedibili negli appalti e nei subappalti.

Eppure l'emergenza che viene raccontata mediaticamente è quella del terrorismo. Il terrorismo di cui è accusato De Luca per le sue parole. Il terrorismo di cui sono accusati quattro attivisti No Tav, Niccolò Blasi, Claudio Alberto, Chiara Zenobi e Mattia Zanotti, per il loro attivismo (i quattro sono incarcerati dall'8 dicembre in regime di alta sorveglianza, il loro processo è in fase più avanzata, il 13 giugno c'è l'udienza con i testimoni). Nel primo caso, si parla di terrorismo per fermare il pensiero, giacché esso proviene da un intellettuale con una certa visibilità (non certo dal barbiere di Bussoleno). Nel secondo caso, ecco il termine in azione a reprimere (come spiegano bene su Prison Break Project).

Qual è la vera emergenza, dunque? Quella generata da chi reprime. Da persegue il profitto ad ogni costo con buona pace dell'onestà – salvo poi meravigliarsi quando si scoprono le tangenti –, della partecipazione popolare, del normale procedimento democratico. Quella che accusa e vuole mettere a tacere ogni forma di dissenso con ogni mezzo.

L'unico antidoto a questa emergenza è il potere derogatorio del pensiero critico e libero.

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