Ore 12 - Veltroni vuole far saltare Berlusconi, Parisi vuole far saltare Veltroni, Follini vuole far saltare il "25 ottobre"

altroSarà paradossale ma è così. Il capitalismo trema sotto i colpi della più grave crisi degli ultimi 30 anni mettendo a nudo il fallimento delle politiche reaganiane e thatcheriane, qui interpretate dal berlusconismo. E che fa la sinistra?

In Italia la sinistra risponde con il suo momento più basso dal dopoguerra ad oggi. Anzi, sbalestrata e sotto assedio, c’è la sua forza più significativa: il Partito democratico.

Non sappiamo, come scrive Flores d’Arcais su Micromega se “Il Pd merita una sconfitta clamorosa …”. Ma non c’è alcun dubbio che sono in tanti, fuori e anche dentro il Piddì, a volere il kappaò di Veltroni e del suo partito.

Antonio Di Pietro e la sinistra radicale, distinti e distanti fra loro, solo apparentemente sono i più solerti e zelanti animatori nel tentativo di destabilizzare la laedership veltroniana che provocò la caduta del governo Prodi. Di Pietro e la sinistra massimalista tentano in ogni modo di assaltare il pachiderma/piddì in difficoltà e dividerne le spoglie.

Però il vero e più pericoloso tarlo corrosivo è dentro lo stesso Pd. In prima fila contro il loro stesso segretario, dichiaratamente e provocatoriamente allo scoperto, sono i cosiddetti prodiani, i più nostalgici della defunta Unione, che il 14 ottobre (a un anno dalle primarie che incoronarono Veltroni) lanceranno la loro corrente Democratici per la democrazia.

Ma Parisi sa di non essere solo, convinto che in politica, quando c’è un interesse convergente, l’unità può essere fatta anche col diavolo.

Dai “dalemiani” ai “popolari”, tutti scaldano i muscoli, in attesa del “d-day” della prossima sconfitta e del “the day-after” , quello della resa dei conti.

L’ultimo segnale, pesantissimo, viene da Marco Follini che adesso chiede a Veltroni di far saltare la manifestazione del 25 ottobre, la prova di forza su cui il segretario diessino gioca le sue ultime carte per recuperare la situazione.

In questo bailamme, il Pd, sondaggi alla mano, continua a franare, sprofondando al 28%: perde consensi a sinistra ma non guadagna un voto al centro.

Insomma: si gioca al tanto peggio tanto meglio. Fu così in Italia agli inizi degli anni ’20. Allora erano i comunisti che definivano i socialisti e i socialdemocratici i “veri nemici”. E anche un uomo come Gaetano Salvemini, di fronte all’avvento del fascismo, era convinto che “Mussolini sarebbe stato una buona scopa per spazzare via trasformisti e riformisti”. La storia si ripete?

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