Renzi “rottama” Mario Mauro. L’ex ministro replica: “ Purga staliniana, imboscata fascista, non sono il Dudù del premier”

Non è un bel segnale, il blitz contro l’ex ministro e leader dei Popolari per l’Italia Mario Mauro, sostituito (si fa per dire) in Commissione Affari costituzionali del Senato per volere del premier-schiacciasassi Renzi, con la compiacenza-furbastra del leader dell’Udc Casini.

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A dimostrare, secondo Mario Mauro, che dietro la sua sostituzione ci sia la "manina o manona di Renzi" è il fatto che "già in mattinata, il sottosegretario Del Rio aveva comunicato a un senatore l'esito della riunione del gruppo, al quale egli non appartiene, ma che evidentemente gli appartiene". "Io voglio da sempre la riforma del Senato del Titolo V," continua Mauro, "ma ho compreso da questa circostanza che se non ci si concepisce come il Dudù di Renzi, difficilmente si può partecipare a questo lavoro".

Vannino Chiti (Pd) definisce questa decisione “sconcertante” precisando che: “Con la rimozione di Mauro ci si mette su una brutta strada”. Idem Sisto (FI): “Fare presto non è più importante che fare bene” e Anna Maria Bernini (FI): “Operazione che riporta agli anni più bui”.

Solidarietà a Mauro per l’epurazione viene anche da Paolo Romani presidente del Gruppo Forza Italia-Pdl al Senato: “Esprimo solidarietà al senatore Mario Mauro per aver subito quella che si può definire un'epurazione, tipica di una gestione troppo autoritaria di un gruppo parlamentare in una repubblica parlamentare matura come dovrebbe essere la nostra. La sostituzione forzata di Mauro in Commissione Affari Costituzionali, colpevole di aver sollevato dubbi sul testo del Governo, sembra mostrare che l'esecutivo non gradisca qualsivoglia contraddittorio o critica. Il Governo, che governa a suon di fiducie, non può su un tema come le riforme ignorare il Parlamento e la discussione avviata proprio in Commissione. Le riforme non si impongono dall'alto, il Governo prosegua sulla strada del confronto".

In conferenza stampa Mario Mauro non ha certo peli sulla lingua: “E’ stata una rimozione, una purga staliniana, una imboscata fascista. Non è stata una libera decisione del gruppo ma un obbligo che muove direttamente dal premier Renzi che in pieno stile confacente ai luoghi in cui si trova ora in visita (il premier è in Cina, ndr) fa fare a distanza questa operazione di basso cabotaggio. La verità è che quello che doveva essere un governo della speranza in realtà è un soviet da quattro soldi”.

E adesso? Mauro starebbe meditando sulle dimissioni dal gruppo dei Popolari per l’Italia, vista anche la deriva “renziana” del partito. In tal modo il gruppo non conterebbe più sul numero di dieci necessario per esistere autonomamente e non potrebbe dunque esprimere un commissario agli Affari costituzionali.

Per Renzi, finalmente, campo libero? Pare di sì, almeno stando alle parole ottimiste di Maria Elena Boschi: “Siamo vicini all’accordo. Mancano solo le ultime cose da verificare”. Adesso nel mirino c’è Corradino Mineo (Pd) l’ultimo a non volersi piegare ai dictait del premier-segretario Don Matteo e dei suoi "bravi", cui si aggiunge buon ultimo il sempre ondivago Pierfurby Casini, passato ancora una volta in un amen dall'ombrello di Berlusconi a quello di Renzi.

Riforme più vicine? Si vedrà. Forse ad essere più vicino è il .. partito unico del premier. O, comunque, vuol trionfare la logica che la maggioranza è l'unica depositaria della verità.

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