Caro Pansa, ma che dici?

Su queste stesse colonne, più volte abbiamo condiviso gli scritti di Gianpaolo Pansa. Sull’ultimo numero dell’Espresso “Il Bestiario” titola “Quei parolai pericolosi” con sottotitolo “Messa all’angolo dal Caimano, all’opposizione non resta che risfoderare lo spauracchio delle velleità golpiste del centrodestra”.

Fin qui si può concordare. Ma poi l’articolo va al 1972, al XIII congresso del Pci, al neoletto segretario Enrico Berlinguer che, scrive Pansa, nel commentare (Berlinguer ndr) la morte dell’editore rivoluzionario Giangiacomo Feltrinelli sotto un traliccio di Segrate : “Si abbandonò a dietrologie senza senso. Chiamò il partito a vigilare contro le centrali di provocazione italiane e straniere e invitò l’opinione pubblica a una grande sollevazione per spezzare ogni tentativo di svolta autoritaria”.

“I suoi avversari – scrive ancora Pansa – erano Arnaldo Forlani, segretario della Dc e Giacomo Mancini, leader del Psi. Potevano essere considerati dei golpisti in potenza?”. Da tanti allarmi infondati, conclude Pansa, alle elezioni il Pci non ricavò nulla.

Allarmi infondati? E la strage di Piazza Fontana era forse un’invenzione di Berlinguer? E non c’erano stati una catena di atti di terrorismo, provocazioni antioperaie e antidemocratiche? E nel luglio 1970, in piena crisi di governo, non era scoppiata la rivolta di Reggio Calabria, con le barricate, i capipopolo in camicia nera come Ciccio Franco, il sindacalista della Cisnal leader dei “Boia chi molla”? Reggio Calabria messa a ferro e fuoco dai fascisti per più di sette mesi, con il governo impotente!

E a L’Aquila e in altre decine di città dove le federazioni del Pci vengono prese d’assalto e messe a fuoco? Fenomeni irrilevanti? Tant’è che nelle elezioni amministrative il Msi raddoppia i voti. E l’Italia è stretta fra i regimi fascisti di Franco in Spagna, di Salazar in Portogallo, dei colonnelli in Grecia.

E’ in quel contesto di reviviscenze squadristiche che il Pci fa nel 1971 ben due Comitati centrali (relatore Giorgio Amendola) sui gravi fenomeni in corso. Berlinguer concluse: “La sfida delle forze reazionarie italiane e internazionali alla democrazia sono tracotanti, i pericoli gravi”. E l’11 settembre 1973 arriva la notizia del golpe di Pinochet in Cile e l’esultanza dei fascisti italiani.

Ma Berlinguer vede entrambi i pericoli, anche quelli di sinistra. “Un conservatore non è un reazionario, e un moderato non è un conservatore: i gruppi di estrema sinistra, con il loro estremismo, vanno isolati e battuti”.

Il Pci combattè senza esitazioni i due fenomeni, quello fascista e quello dell’estremismo di sinistra, fino alla degenerazione del terrorismo rosso. Portò avanti una sua strategia che lo portò a superare il 34% dei voti.

Nell’Italia e nell’Europa di oggi, Berlusconi e il suo governo di centrodestra possono soffocare la democrazia? L’Italia può diventare come la Russia di Putin o l’Argentina del generale Videla? Non siamo alla repubblica di Weimar da cui sfociò il “mostro Hitleriano”.

Siamo solo in un mondo sotto un gigantesco crack finanziario, in una Europa politicamente inesistente, in una Italia che in 15 anni di seconda repubblica ha riprodotto tutti i limiti e gli errori della prima, senza conservare nemmeno un pregio.

L’Italia è più povera, più divisa, più delusa di 15 anni fa. Le responsabilità e le colpe, quanto meno, vanno divise a pari, fra i parolai del centrosinistra e i populisti demagoghi del centrodestra. Non esiste classe dirigente. Anzi: non esistono più classi dirigenti.

Tutto qui. Per adesso.

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