Torino 11 luglio: il vertice UE sulla disoccupazione giovanile e la protesta

28 fra capi di stato e primi ministri europei si riuniranno nel capoluogo piemontese. Gli studenti e i movimenti organizzano la protesta.

Cosa succede a Torino l'11 luglio 2014? 28 capi di stato e ministri europei si riuniscono nel capoluogo piemontese per un vertice sulla disoccupazione giovanile. L'annuncio era stato dato il 2 aprile scorso da Piero Fassino, poi la questione è passata quasi nel dimenticatoio per l'agenda dei media, in attesa delle elezioni europee e delle regionali in Piemonte. Ora, a un mese dall'evento, trapelano le prime indiscrezioni, dopo che in prefettura sono inziate le riunioni per la preparazione.

Il summit dovrebbe tenersi al Lingotto per quanto riguarda i lavori, e alla Venaria Reale per quanto riguarda le cene ufficiali. Venaria potrebbe essere preferita dalla prefettura di Torino, per la sua posizione più difficilmente raggiungibile dai manifestanti che si riuniranno per la protesta.

Il summit sarà un evento più che altro simbolico, visto che tutti gli esponenti dell'UE raggiungeranno Torino solamente la sera prima e si saluteranno 24 ore dopo.

E proprio contro questo simbolo si sta organizzando la protesta.

Torino, 11 luglio: le misure di sicurezza

Stando a quanto si apprende , lo schieramento di forze dell'ordine sarà imponente: revocate le ferie a polizia e carabinieri, saranno presenti anche contingenti dell'esercito e dei reparti anti-terrorismo, che verranno schierati sia a Torino sia in Valsusa, per prevenire eventuali azioni degli attivisti del movimento No Tav.

Saranno potenziate le misure di sicurezza a Caselle e chiuso lo spazio aereo sul Lingotto.

Su Nuovasocieta.it si legge:

«Inoltre, già dalle prossime settimane si attendono a Torino uomini dei servizi segreti che saranno impegnati in numerose riunioni in vista del Summit. Infine, particolare attenzione verrà riservata in queste settimane nei confronti dei centri sociali e delle case occupate di Torino».

Torino, 11 luglio 2014: la protesta

Torino 11 luglio

Già il 31 maggio scorso un'assemblea molto partecipata a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell'Universitò di Torino, ha preparato il percorso verso l'11.

Nel documento redatto al termine dell'assemblea si legge, fra l'altro:

«l’undici luglio i capi dell’Europa vogliono incontrarsi per decidere del nostro futuro. Saremo presenti anche noi, perché quel giorno sotto i riflettori dell’Europa si imponga la voce di quanti non trovano rappresentanza dentro queste istituzioni; di quanti, anzi, abitualmente ne pagano i costi, col proprio impoverimento, con la propria precarizzazione, con la perdita di autonomia e di controllo sulle proprie vite».

A quanto pare, anche i sindacati (Usb, Cobas e Cub) parteciperanno alla mobilitazione con uno sciopero generale proprio l'11. In avvicinamento alla giornata, sono previste varie iniziative per far uscire dal silenzio mediatico sia il vertice sia la protesta che lo accompagnerà.

Sulla pagina Facebook Ci vediamo l'11 si legge:

Il prossimo undici luglio i primi ministri dell'Unione Europea si incontreranno a Torino in un vertice in cui si parlerà di “occupazione giovanile”. Ma forse è di disoccupazione giovanile che sarebbe più lecito parlare: i dati europei ci dicono che la media dei senza lavoro sotto i 25 anni si aggira intorno al 24 % ma nel Sud del continente si sfonda ampiamente il 40% e in Spagna e Grecia si va ben oltre il 50%. Questi dati rappresentano una brutta vetrina per un'Unione Europea che continua a chiedere sacrifici e austerità in nome di una ripresa che non arriva.

Ci dicono che siamo troppo schizzinosi, che abbiamo la puzza sotto il naso, che non vogliamo accettare lavori umili. Ci dicono che la flessibilità è una buona cosa, che permette di lavorare di più. Ci dicono che lavoro non ce n'è e poi ci dicono che dobbiamo lavorare tutti. Ci dicono che il Jobs Act salverà le nostre sorti.

Ma la verità è che le risorse ci sono e che la crisi la paghiamo solo noi: mentre noi ci barcameniamo tra affitti e tasse sempre più alti, caro-libri e lavoretti in nero, continuano a derubarci. La loro ricchezza è la nostra povertà.

Per questo e molto altro è necessario scendere in piazza l'11 luglio: contestare il modello Renzi che maschera nuove disuguaglianze dietro la retorica dello sviluppo è un dovere.

Il tentativo sarà, inoltre, quello di coinvolgere altri movimenti in tutta Europa.

Su Twitter, gli hashtag per seguire le notizie relative alla mobilitazione sono #civediamolundici, a href="https://twitter.com/hashtag/11L?src=hash">#11L e #renzistaisereno.


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