Gaza: Raid israeliano nella notte. Israele: "Inseguiremo chiunque ci minacci"

Israele Palestina
Ieri notte, il governo israeliano ha dato il via libera ad un attacco militare mirato sulla striscia di Gaza (distretto di Soudanya). Un missile ha colpito, uccidendolo, un membro di un gruppo armato. E' morto anche un civile e un bambino, attualmente ricoverato in ospedale, è rimasto gravemente ferito. In questo modo, Israele ha violato ancora una volta l'articolo 147 della Convenzione di Ginevra, inerente agli omicidi internazionali.

L'attacco è arrivato in risposta al lancio di un razzo da Gaza nel sud di Israele, che non ha provocato morti. Le autorità israeliane hanno detto di essere certe che l'uomo, obiettivo del raid della scorsa notte, stesse pianificando un attacco.

A tale proposito, il ministro della difesa di Tel Aviv, Moshe' Yaalon, non ha usato mezzi termini nel commentare l'azione della scorsa notte: "Inseguiremo e metteremo le nostre mani su chiunque ci minacci. Non ignoreremo il fuoco o i tentativi di attacco di coloro che cercano di spezzare la vita dei nostri cittadini che vivono nel sud del paese o di colpire le nostre forze. Sappiamo come muoverci quando e dove sia necessario per impedire ogni tentativo dei terroristi a Gaza di colpire cittadini israeliani" (Via Ansa).

Secondo il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, il nuovo governo Abu Mazen non sta assolvendo al compito di disarmare Hamas e le altre organizzazioni terroristiche, che operano nella Striscia di Gaza. La portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha però subito voluto ridimensionare la presa di posizione del premier. Jen Psaki, infatti, ha specificato che l'Autorità Nazionale Palestinese non può ancora essere considerata responsabile di quanto avviene nella Striscia di Gaza.

Sebbene sia nato l'esecutivo di unità nazionale Fatah-Hamas, in questo momento è pretestuoso affermare che Abu Mazen non si stia impegnando. Non c'è stato, infatti, un formale passaggio di poteri. L'Anp non ha assunto ancora il controllo di Gaza e ovviamente questo processo non può avvenire in tempi così brevi. Ricordiamo, inoltre, che Hamas aveva interdetto nell'ultimo periodo i lanci di missili da Gaza. In ogni caso, alcuni attacchi si sono verificati, ma non hanno mai causato vittime.

L'attacco di Tel Aviv appare, più che un reale tentativo di difesa, un modo per creare subito una divisione interna tra i radicali e i moderati del governo nato a Ramallah il 3 giugno scorso. Ma supponiamo che non sarà così semplice. La volontà di porre fine a sette anni di conflitto, da parte delle fazione di Hamas e Fatah, non è stata una scelta repentina, ma è nata da una solida discussione politica.

Israele intanto, suo malgrado, su pressione dell'Onu e dell'Unione Europea ha dovuto fare una parziale marcia indietro sull'annuncio della costruzione di nuove unità abitative coloniche. Netanyahu alla fine ha dovuto bloccare la costruzione di 1800 alloggi. Ciò palesa la grande difficoltà in cui si trova Tel Aviv in questo momento.

Le politiche ultra-nazionaliste e di aggressione del governo non sono più così tollerate dalla comunità internazionale, soprattutto dopo lo scarso impegno dimostrato da Netanyahu al tavolo del negoziato. E gli Usa, in particolare, non hanno gradito l'ambiguità del premier israeliano e le sue "sparate" durante la trattativa con l'Iran per il disarmo nucleare.

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