Renzi, dopo gli “epurati” e gli “autosospesi” Pd nella bufera. E Berlusconi passa all’incasso…

Il premier, la riforma del Senato non l’ha fatta entro il 10 giugno e non ha mantenuto la annunciata promessa di dimissioni. Ma Matteo Renzi, con la oramai arcinota “epurazione” di Chiti-Mauro-Mineo, si è posto sul filo della lama fra chi lo applaude per il suo decisionismo senza se e senza ma e chi lo attacca apertamente per “il rischio di un partito plebiscitario e autoritario (Vannino Chiti)” usando partito e istituzioni a proprio uso e consumo.

beme

Comunque sia, nel Pd è di nuovo bufera, e per molti è suonato un campanello d’allarme sul “modus” di intendere e praticare la democrazia da parte del premier-segretario e dei suoi collaboratori più stretti.

Non bastasse, dopo la non certo consueta autosospensione dei 14 senatori del Pd, Renzi ha rincarato la dose con battutine al vetriolo e da bar, per non parlare dei toni sprezzanti usati dai suoi più vicini “collaboratori”, dimostrando di non avere gran dimestichezza con il concetto del rispetto umano e con l’arte (indispensabile) della mediazione, scegliendo la via di tagliare i nodi con la spada e non quella di cercare con pazienza il bandolo della matassa.

Renzi, invece di … “recuperare”, ha così peggiorato la situazione, con una toppa peggio del buco: "Le riforme le vogliono gli italiani e non sarà il diritto di veto di qualche politico a fermarle". Il premier ha già dimenticato per cosa si è votato il 25 maggio, cioè per il Parlamento europeo?

Scrive Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “Nel Parlamento italiano ci sono regole e percorsi ben definiti quando si tratta di metter mano alla Costituzione. E la riforma del Senato, perché è di questo che stiamo parlando, è una grande, fondamentale riforma della Costituzione. Non si può farla contrapponendo una generica "volontà degli italiani" ai passaggi parlamentari previsti dall'assetto costituzionale. Si rischia di imboccare una strada pericolosa, come sempre è avvenuto nella storia. Le riforme vanno fatte, ma senza strappi e forzature della maggioranza. Per questo è un brutto indizio la sostituzione del dissidente Mineo ecc. Chissà cosa sarebbe accaduto se una mossa del genere l'avesse compiuta, ai suoi tempi, Berlusconi. Renzi è animato dalle migliori intenzioni, ma dovrebbe sapere che l'Italia ha bisogno di rinnovamento, non di commettere altri errori”.

E Antonio Polito sul Corriere: “Io trovo che l'espulsione dei dissidenti dalla commissione del Senato sia un pessimo segnale, e se l'avesse fatto Berlusconi apriti cielo. Il fine assomiglia sempre ai mezzi usati per raggiungerlo”.

Bisogna correre, si dice, non c’è tempo da perdere. Poca importa sapere a Renzi l’ammonimento di Aldo Moro: “Per fare le cose occorre tutto il tempo che occorre”. Ma qui in gioco, più delle riforme, c'è il destino personale del premier (e dei suoi), del Pd e degli alleati.

L’ammonimento dell’ex ministro Mario Mauro – uno dei silurati – è pesante: “Questo governo ha gettato la maschera, non è il governo della speranza ma degli agguati carogneschi sullo stile dell’eliminazione politica di Enrico Letta. E’ il governo del pugnale fiorentino, un governo che vive di intrighi e che ha potuto realizzare questo con la collaborazione e la complicità di Pier Ferdinando Casini e alcuni membri del mio gruppo”.

E adesso? Di certo c’è chi ride: Silvio Berlusconi, il firmatario con Renzi del patto del Nazareno che è pronto per andare all’incasso. Senza l’ex Cav – in questo Parlamento di nominati – le riforme non si fanno. Quali riforme? Su misura del capo di Forza Italia. Come volevasi dimostrare.

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO