Il Movimento 5 Stelle cambia strategia: ecco le ragioni

Dopo il maalox e le accuse di brogli, è il momento di pensare a come uscire dall'angolo.

Il Movimento 5 Stelle - o meglio: Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio - si sono sentiti messi all'angolo. Dopo un anno e mezzo in Parlamento all'insegna del "M5S contro tutti", senza compromessi di nessun tipo e arrivando a espellere chi più volte ha richiesto un cambio di linea, l'unico risultato ottenuto è stato quello di lasciare campo libero alle riforme (per ora più che altro annunciate) di Matteo Renzi, senza trovare un modo di ostacolarlo o mostrarsi come vera alternativa. Con la sola conseguenza che alle elezioni europee il Pd ha doppiato il Movimento 5 Stelle ed è finita con tragicomiche assunzioni di maalox e accuse di brogli elettorali.

E però non si può certo pensare di andare avanti come se nulla fosse, seguendo la stessa linea che ha portato a una cocente sconfitta: qualcosa deve cambiare. Soprattutto ora che le elezioni politiche sono più lontane (visto il rafforzamento del Pd) e che se anche queste elezioni ci fossero a vincere sarebbe con tutta probabilità Matteo Renzi. Bisogna cambiare linea, far uscire gli "otto milioni di voti dal frigorifero" (come chiese a suo tempo Bersani) e mostrare come il Movimento 5 Stelle possa davvero incidere sul dibattito politico invece che chiudersi a riccio nelle sorde contestazioni che non portano a nulla (soprattutto se si perde).

Il primo risultato di questo necessario cambio di strategia è quindi l'apertura sulla riforma delle legge elettorale: il Movimento 5 Stelle ha da qualche tempo pronta la sua legge, decisa via referendum, e per fare in modo che la consultazione tenuta sul blog abbia una qualche ragion d'essere non si può far altro che metterla sul piatto, quanto meno discuterne e vedere che cosa ne possa uscire fuori. Il problema, però, è che - dopo mesi di insulti, dopo un primo incontro in streaming in cui Beppe Grillo non ha dato nemmeno modo a Matteo Renzi di parlare, dopo aver espulso chi chiedeva proprio che la sorda opposizione avesse fine - non solo questo cambio di strategia coglie parecchi militanti pentastellati alla sprovvista, ma viene anche deciso in maniera assolutamente verticistica; senza consultare nessuno.

Il tutto infatti è avvenuto all'interno della sede della Casaleggio Associati, nella riunione del 5 giugno scorso, quando si è deciso dal giorno alla notte di aprirsi al confronto e scoprire le proposte di riforma del M5S. Non necessariamente allo scopo di fare da sponda al governo, ma anche solo allo scopo di metterlo in difficoltà, dimostrando che il Movimento 5 Stelle è in grado di offrire idee e prospettive alternative a quelle del governo. E contestualmente mettendo in mostra un volto più rassicurante e davvero politico. Così, prima con l'incontro con il ministro della Giustizia Orlando, poi con l'apertura sulla riforma della legge elettorale, il cambio di strategia è servito.

Le lamentele, comunque, non mancano. Solo che questa volta non arrivano dai dissidenti, bensì dai falchi, che scoprono sulla loro pelle come la linea politica possa improvvisamente cambiare senza che nessuno di loro venga messo a parte della decisione. E Renzi? Come reagirà a questa proposta, che potrebbe ovviamente anche essere solo una trappola, senza che dietro ci sia una vera volontà di intavolare una trattativa? Di sicuro, al di là di tutto, al premier conviene stare al gioco, per due ragioni: prima di tutto non ha nulla da perdere (e, anzi, questa vicenda lo fa uscire come vincitore dallo scontro avuto con Grillo per mesi e mesi) e in seconda battuta si rafforza la sua posizione con Berlusconi, che non può più permettersi di tergiversare e minacciare di ritirarsi dal patto del Nazareno; perché il governo, adesso, potrebbe avere un nuovo interlocutore.

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