L'Unità ed Europa verso la fusione?

Il piano del Pd (e di Renzi) per evitare il fallimento delle due testate dem.

In tempi di crisi nera per l'editoria, avere ben due quotidiani organi di partito (in verità solo Europa lo è, ma il Pd è comunque piccolo azionario anche de L'Unità) sembra davvero un'esagerazione, anche per un partito del 40%. Conseguenza della fusione di Ds e Margherita, ovviamente, in seguito alla quale si è deciso di tenere in vita tutti e due i quotidiani, nonostante in entrambi i casi già allora non navigassero in acque tranquille. Adesso non si può più rimandare, perché nemmeno i finanziamenti pubblici bastano a tenere in vita strutture spesso elefantiache che hanno, come a volte si dice, più dipendenti che lettori (e questo vale in particolar modo per uno dei due quotidiani).

Da qui l'idea di Matteo Renzi di far digerire alle due redazioni la fusione di Europa con l'Unità. In particolare, alla prima resterebbe il carico di lavoro da svolgere sul web (attività nella quale in effetti se la cava abbastanza bene), mentre la seconda continuerebbe a lavorare sul cartaceo sfruttando anche il suo "brand" forte, come l'ha chiamato Renzi suscitando qualche irritazione nei giornalisti dello storico quotidiano fondato da Gramsci. Questa l'idea di massima per arrivare a una fusione, che di sicuro non farà piacere a chi per quei giornali lavora, ma che non sembra nemmeno un ostacolo insuperabile, vista la situazione ormai da ultima spiaggia.

Fin qui, appunto, l'idea alla base del progetto. Ma prima ancora ci vogliono gli investitori, quelli che mettono i soldi e che se la sentono di investire nel cartaceo (e non è che ci sia proprio la fila). Sotto questo aspetto specifico, la suggestione renziana viene in soccorso proprio con il concetto di brand. L'Unità è un marchio che rimane forte nonostante il quotidiano sia in crisi da tempo immemore, ragion per cui non è fantascienza pensare che il segretario Pd abbia in mente qualcosa di simile a quanto si vorrebbe fare in Francia con Liberation, trasformando la redazione del quotidiano in un "social network", in uno spazio culturale, aperto a eventi e conferenze, bar, ristoranti e anche un incubatore di start up. E in effetti è proprio in questo senso che si può leggere il rilancio delle Feste dell'Unità, che, con sollievo di molti, rinascono là dove le Feste Democratiche non hanno mai attecchito.

Un grosso punto di domanda, come sempre quando si parla di fusioni, riguarda i licenziamenti. Ma sembra proprio che il Pd non abbia nessuna intenzione di lasciare a casa i dipendenti, come ha ripetuto il tesoriere Bonifazi più di una volta. Resta da capire se i futuri possibili investitori saranno d'accordo con tutto ciò, anche perché il Pd più che sperare non può, dal momento che i suoi conti in rosso di dieci milioni di euro rendono impossibile agire a livello economico, mentre le sue quote solo simboliche rendono impensabile riuscire a imporre una propria linea a chi, in futuro, entrerà a far parte del capitale sociale.

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