Grillo, “Democratellum” per prendere due piccioni (Renzi e Berlusconi) con una fava?

A “cambiare verso”, stavolta, è Beppe Grillo, che apre a Matteo Renzi per un confronto sulle riforme – la nuova legge elettorale - ritenuto fin qui impossibile. C’è già chi – memore della politica saltimbanco - si richiama a San Tommaso: “fino a quando non vedo non credo”.

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A di là della (poca) credibilità di Grillo – ma anche della capacità “tattica” di Renzi al limite della spregiudicatezza – si tratta di capire se il “cambio di passo” annunciato da Grillo è una sfida per mettere il premier con le spalle al muro, una mossa non tanto per ampliare l’arco di forze parlamentari sulle riforme ma per saggiare il terreno su quello che già qualcuno definisce “maggioranze a convenienza”.

Come noto, il governo Renzi si regge su due maggioranze, quella parlamentare di centro sinistra e quella politica con il supporto di Forza Italia frutto del patto del Nazareno fra il premier-segretario del Pd e l’ex Cav. Si tratta di capire, quando si farà l'incontro tra il premier e Grillo, se quella del M5S è solo tattica o se è il primo passo per un cambio di strategia in cui i grillini vogliono uscire dall'isolamento e dallo sfascismo in cui si sono rinchiusi finora.

Si sa però cosa pensa Grillo della nuova legge elettorale (Italicum) frutto, appunto, del patto del Nazareno, ragion per cui è scattato l’allarme in Forza Italia che teme di perdere il canale preferenziale che Berlusconi ha con Renzi sul tema delle riforme. L'ex cavaliere oggi ha fatto sapere che mercoledì alle 11, presso la sala gialla della Camera dei Deputati, in conferenza stampa, presenterà l'iniziativa legislativa e popolare per la riforma costituzionale dell'elezione diretta del Presidente della Repubblica.

Per non farsi ingabbiare, Renzi avvisa: "stavolta, magari, lo streaming lo vogliano noi". È un modo per mettere in chiaro che "non ci saranno patti segreti né giochini strani". Il Pd sulle riforme - spiega Renzi - è pronto "a discutere con tutti".

La proposta di Grillo (il Democratellum) prevede "un sistema proporzionale in circoscrizioni di dimensioni intermedie che consente l'accesso al Parlamento anche alle forze politiche piccole. Inoltre, prevede la possibilità per gli elettori non solo di esprimere un voto di preferenza, ma anche di penalizzare i candidati sgraditi". Per Grillo il Democratellum "favorisce la governabilità, il suo impianto limita la frammentazione dei partiti e avvantaggia le forze politiche maggiori". Il sistema non richiede coalizioni preelettorali e la possibilità una forza politica che ottenga un deciso consenso elettorale potrà governare anche da sola. Non si tratta infatti di un proporzionale puro, bensì di un sistema che consente a una forza politica che ottenga attorno al 40% dei consensi di avere oltre il 50% dei seggi.



Il presidente del Consiglio mette sullo stesso piano il M5S e la Lega Nord con la quale è già in corso un confronto. Ma, soprattutto, intende rassicurare alleati di governo e Forza Italia: "Io credo - dice - che l'accordo che abbiamo siglato (al Nazzareno, ndr) regga. Se la Lega e Grillo vogliono sedersi intorno ad un tavolo sono i benvenuti".

Ecco, qui siamo. Solo una furbata di Grillo? Scrive Stefano Folli: “Senza dubbio mette in qualche difficoltà i renziani, ma non più di tanto. Infatti il premier stava già mettendo a punto una trattativa con la Lega che sembra avere maggiori prospettive: se concederà qualcosa sarà a loro, ai leghisti. Invece il suo interesse è mantenere Grillo nell'angolo in cui si trova, senza permettergli di uscire. In modo da far comprendere a quell'elettorato che prendere i voti può essere relativamente facile, ma è assai difficile usarli bene in Parlamento”.

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