Berlusconi “aiuta” Renzi sulle riforme e rende “inutile” l’incontro fra M5S e Pd

Al “toc-toc” pressante di Beppe Grillo per incontrare il Pd sulle riforme, Matteo Renzi risponde (con calma) che il meeting si terrà mercoledì prossimo. Non ha più fretta, il premier, perché l’accordo di fatto sulle riforme (in primis quella del Senato) con Forza Italia, rinsaldando il Patto del Nazareno con l’ex Cav, toglie peso politico al M5S, ricacciandolo in un angolo.

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Che poi questo sia positivo o negativo, si vedrà. E presto. Ma un dato è certo: è Renzi a dettare oggi l’agenda, costringendo tutti gli altri (compresi i malpancisti interni del Pd) a seguirlo, facendo buon viso a cattivo gioco.

Paradossalmente è stata l’inaspettata avance di Grillo verso Renzi a riportare Berlusconi sull’asse privilegiato con il premier perché il rischio di essere scavalcato nel gioco che conta e di subire una legge elettorale “nemica” per Forza Italia in cattive acque avrebbe potuto essere esiziale per l’ex premier e per il suo partito.

Poi, dopo l’incontro di mercoledì con il M5S, non ci vorrà molto a Renzi per incolpare Grillo per le sue posizioni intransigenti e sfasciste. Idem tenterà di fare l’ex comico, ma con poco successo, visto il vento che tira, oggi totalmente a favore del premier-segretario.

Berlusconi, giù di giri ma tatticamente sempre vivace, dopo aver spinto Forza Italia a facilitare l’approvazione della riforma del Senato, ha voluto ritagliarsi uno spazio tutto suo rilanciando l’idea del presidenzialismo. Più che una polpetta avvelenata per Renzi, una minestra riscaldata, in funzione più di propaganda che di forte strategia sulle riforme.

Scrive Giovanni Grasso su Avvenire: “Il meccanismo proposto da Berlusconi per trasformare la nostra Repubblica da parlamentare a presidenziale è infatti farraginoso (come nel caso degli emendamenti) o con minime possibilità di riuscita (la legge d’iniziativa popolare non ha mai avuto fortuna in questo Paese). Ma soprattutto sarebbe un gravissimo errore strategico 'regalare' a Renzi, al colmo della sua popolarità, la possibilità di trasformare completamente le elezioni politiche in un referendum sulla sua persona. Forza Italia non avrebbe nemmeno un candidato da opporgli. Berlusconi non è uno sprovveduto: per lui rispolverare la bandiera presidenzialista significa soprattutto provare uscire dalle secche in cui si è cacciato, trovare un tema unificante per tutto il centrodestra (Ncd compreso) e riaccendere su di sé l’attenzione dell’opinione pubblica”.

Già. Ma il centrodestra, dov’è? Sta di casa ancora ad Arcore? E l’unico padre-padrone resta sempre Berlusconi? Anche perché l’ex premier ancora una volta ha sfidato ieri i giudici al Tribunale di Napoli: “«Noi stiamo riscrivendo la Costituzione per la terza repubblica e questi qui mi trattano come un volgare delinquente!”.

Il “Ghe pensi mi” torna alla carica per la (sua) grazia: “Faccio le riforme anche per questo”. L’ex Cav non si attende più niente da Napolitano, ma punta sul prossimo inquilino del Colle. Ecco perché Silvio “favorisce” Matteo. Che c’è nel patto (non scritto) del Nazareno?

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