Berlusconi si tiene stretto il Patto del Nazareno con Renzi. Ma FI e il centrodestra vanno a picco

La conferma dell’accordo sulla riforma del Senato dimostra che Matteo Renzi tiene in mano il “pallino” giostrando pro domo sua sulla doppia maggioranza, quella parlamentare (con Alfano&C) e quella politica (con Forza Italia).

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Silvio Berlusconi fa buon viso a cattivo gioco e comunque vede oggi il bicchiere mezzo pieno: dimostra che il patto del Nazareno tiene e che grazie a lui il “barbaro” Grillo non ha la possibilità di ammaliare il Pd ed espugnare il Palazzo, al massimo il M5S può essere aggiuntivo per spingere il carro delle riforme ma non sostitutivo rispetto all'accordo del Pd con il centrodestra.

Al di là delle tattiche, chi avanza con il vento in poppa è Renzi, capace di raggranellare qualche punto sulle riforme (molto discutibili come quella del Senato e poi ancora più incandescente quella elettorale dell’Italicum) e soprattutto capace di vendere bene all’opinione pubblica quel che …. farà. Fatto sta che la politica degli annunci paga, almeno per il premier e il suo partito (personale), mentre – al di là del patto del Nazareno – non si schiodano dalla crisi né Berlusconi e né il centrodestra.

Ora, il capo di Forza Italia, pare cercarsele (le rogne) più del dovuto, come dimostra lo sfogo a Napoli contro la “magistratura incontrollata, incontrollabile, irresponsabile” che potrebbe costargli caro, con la procura partenopea che valuta l’incriminazione dell’ex Cav per oltraggio. E potrebbe arrivare già a metà luglio il verdetto in appello sul caso Ruby. L’ex presidente del Consiglio rischia molto. La sua condanna a sette anni in primo grado, se venisse confermata, avrebbe un effetto domino sugli altri processi, con la revoca dell’indulto sui tre anni scontati dalla condanna Mediaset e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

“Ma – scrive Fabrizia Argano - non sono solo i guai giudiziari ad amareggiare il leader di Forza Italia. Nel suo partito non accenna a placarsi la maretta tra chi vuole le primarie alla Fitto e i berlusconiani di stretta osservanza. Alzando lo sguardo un po’ più in là poi, all’orizzonte frastagliato del centro-destra, Berlusconi non può che constatare che il suo sogno di unire tutti i liberali è quanto mai un miraggio. Idee, programmi, leadership restano tutti da costruire”.

Siamo al gatto che si morde la coda: Forza Italia e il centrodestra (così come è stato negli ultimi 20 anni) non esiste senza Berlusconi. Ma è proprio Berlusconi, con il suo fallimento politico incapace di compiere la rivoluzione liberale e moderata promessa, ad avere messo ko FI e il centrodestra. Il centrodestra è all’angolo per gli errori di Berlusconi permettendo il conseguente successo di Renzi (per ora alle elezioni europee).

Al di là delle mosse di Berlusconi, costretto a stare appeso al gancio di Renzi, né Forza Italia né il centrodestra danno segni di vita. Si salva la Lega di Salvini per il suo populismo e la sua demagogia anti-europea, tutt’altro che moderata. Ricostruire il centrodestra non sarà ne’ semplice ne’ facile.


Scrive Giancarlo Magni: “Con Forza Italia, Berlusconi imperante, non si può dar vita a niente di nuovo. Se Berlusconi è in campo può cambiare la forma ma la sostanza resta la stessa. Non è più il tempo, se mai lo è stato, di partiti padronali e quando uno, come ha fatto il Cav. qualche giorno fa, mette la firma sotto una fideiussione da oltre 80 milioni di euro, il minimo che possa fare e’ pretendere che gli altri facciano solo quello che dice lui. Il che avviene puntualmente. Dopo 20 anni e visti i risultati, non è il caso di riprovarci. Fratelli d’Italia guarda al passato. E’ un’operazione nostalgica venata di populismo e demagogia. Il movimento di Passera è, per ora, un oggetto misterioso, ne vedremo gli sviluppi. Resta NCD. Il 4,4 per cento, nonostante le dichiarazioni ufficiali, è stato una mazzata. Tutti si aspettavano almeno il doppio. Il gruppo dirigente del partito è come tramortito. Non si muove e non prende iniziative. Qualcuno punta a ricucire con Forza Italia, altri non sono d’accordo. Il risultato è l’immobilismo. Bisogna reagire”.

Già, ma nessuno sa come. Forse il colpo di mano ai danni dell’ex ministro Mario Mauro per farlo fuori dalla Commissione delle Riforme al Senato non è stato fatto per “eliminare” l’unico capace di aggregare la parte “democratica”, moderata e autonoma – i popolari – vista come fumo negli occhi sia da Berlusconi che da Renzi? Ma Mauro non demorde, impegnato a (ri)tessere la tela per costruire il PPE in Italia, la gamba moderata e riformista per consentire a Renzi un vero governo di centrosinistra, ben oltre l’attuale esecutivo, di fatto un monocolore Pd.

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