Presidenza Commissione Ue: accordo su Juncker

Martin Schulz sarà presidente del Parlamento Europeo. Sconfitti nelle trattative gli euroscettici.

Accordo trovato per la presidenza della commissione europea, che dovrebbe andare al candidato del Partito Popolare Europeo Jean Claude Juncker. Una scelta che sarebbe dovuta essere scontata, visto che si tratta del candidato del partito di maggioranza relativa in Europa - e in seguito al processo di democratizzazione in Europa - ma che scontata non è stata affatto, soprattutto per la iniziale resistenza di Angela Merkel e le difficoltà di quest'ultima nelle seguenti trattative con i premier dei paesi maggiormente euroscettici, in primis il britannico David Cameron.

L'intesa è stata però finalmente trovata con il Pse - si parla di un ruolo decisivo da parte di Matteo Renzi, di Martin Schulz e del vicecancelliere tedesco Sigmar Gabriel -, intesa che porterà lo stesso Schulz a essere riconfermato con presidente del Parlamento Europeo. In realtà, Schulz era considerato un nome papabile per la vicepresidenza della Commissione o per la presidenza del Consiglio Europeo, ma le trattative hanno portato a questa concessione del Pse per riuscire a sbloccare l'impasse.

La vicepresidenza resterà quindi a Guenter Oettinger, democristiano della Cdu ma rivale di destra di Merkel. Ai socialisti andrà invece la presidenza del Consiglio Europeo, che dovrebbe spettare alla premier danese Helle Thorning-Schmidt. Caselle completate, quindi, anche se altre trattative dovranno essere condotte per quanto riguarda gli aspetti più politici della questione. L'europeista Juncker, infatti, non è contrario alle richieste dei socialisti, che vogliono una Ue maggiormente improntata alla crescita economica e alla lotta alla disoccupazione giovanile anche attraverso incentivi.

Risultati che sono però difficili da ottenere se, come sembra, Merkel non cederà di un passo sulle deroghe chieste al Patto di stabilità e al Fiscal compact. Per il momento, la cosa più importante è che si è riusciti a frenare l'onda euroscettica rispettando allo stesso tempo il "mandato popolare" di Juncker. Il processo di democratizzazione europeo è salvo, anche se non sfugge a nessuno come per ottenere questo risultato siano state necessarie le solite trattative dietro le quinte tra i capi di stato.

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