Cisgiordania: due morti nelle ultime 24 ore. Continuano raid e arresti

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Non si placa l'azione dell'esercito di Israele nei territori occupati, dopo il rapimento dei tre ragazzi ebrei.

Ieri un palestinese di 22 anni, Mustafa Hosni Aslan, è morto in un ospedale di Gerusalemme, dopo essere rimasto ferito a Kalandya (Ramallah). Questa mattina, poi, è deceduto per infarto Ali Abed Jarir. L'anziano signore è stato colto da un infarto durante un raid nella sua casa, ubicata nel villaggio di Haris, a Salfit. Secondo fonti dell'Anp, i soldati israeliani avrebbero negato ai familiari il ricovero immediato in ospedale della vittima.

Intanto, proseguono le perquisizioni e gli arresti. Sarebbero circa 400 i palestinesi finiti in regime di detenzione nel giro di una settimana. Ciò, ovviamente, sta conducendo ad una degenerazione delle situazione in tutta la Cisgiodania, e non solo. Gli scontri continuano a proliferare e a susseguirsi, e qualcuno parla già della possibilità di una nuova Intifada.

A tale proposito, evidenziamo che questa mattina, nel villaggio di Al-Bireh, si sono fronteggiati giovani palestinesi e l'esercito di Tel Aviv. Registriamo anche sollevazioni nei campi profughi e momenti di tensione sulla linea di confine, causati dalla vasta rete di checkpoint predispsoti lungo il Muro. A tutto ciò va sommata la morte di un ragazzo di 13 anni avvenuta nei giorni scorsi. Il giovanissimo palestinese è rimasto colpito da pallottole israeliane.

Ma non è finita qui. Secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa NenaNenws, ieri notte le forze armate israeliane avrebbero fatto irruzione nella Bethlehm Charitable Society, organizzazione di beneficenza per bambini orfani. Ivi avrebbero confiscato materiale elettronico e pc. Un episodio analogo si era già verificato mercoledì, quando i militari hanno fatto irruzione nel centro di assistenza medica per indigenti, Al-Sadaqa.

Gli Stati Uniti, per ora, rimangono a guardare. Jen Psaki, portavoce del Dipartimento di Stato, si è limitata ad auspicare prudenza. Come riportato dal Jerusalem Post, ha dichiarato: "Esortiamo tutte le parti a dar prova di moderazione e ad evitare misure che potrebbero destabilizzare la situazione".

La timidezza della comunità internazionale, su quanto sta avvenendo nei territori occupati, è ulteriormente testimoniata da un comunicato stampa diramato dalle Nazioni Unite. Il testo porta la firma del coordinatore speciale del processo di pace in Medio Oriente, Robert Serry. Quest'ultimo esprime semplicemente preoccupazione per l'azione intrapresa dall'esercito israeliano e si appella ad un generico richiamo allo ius gentium.

L'impiego così ingente di forze, da parte di Tel Aviv, fino ad ora non ha prodotto risultati. I tre adolescenti ebrei non sono stati ritrovati ed è ormai evidente, con il passare dei giorni, che il premier Benjamin Netanyahu sta strumentalizzando il rapimento per demolire l'accordo Fatah-Hamas. E, alla luce delle reazioni di Sami Abu Zuhri, pare che ci stia riuscendo .

Il portavoce della fazione islamista, infatti, ha già detto che se si renderà cogente l'espulsione dalla Cisgiordania di 250 fermati, collegati ad Hamas, "sarà scatenato l'inferno". Inoltre, nei giorni scorsi, ha fortemente criticato la decisione di rafforzare il coordinamento di sicurezza con Israele.

E Abu Mazen? Pur avendo chiuso il conflitto con Hamas, non ha ancora il controllo sui territori. Ora non può far altro che condannare l'azione di aggressione compiuta dal governo di Tel Aviv e allo stesso tempo dimostrarsi dialogante, promettendo il massimo impegno per la liberazione dei tre. Dentro questo schema, però, la sua posizione si indebolisce sempre di più. Il capo dell'Anp pare essere rimasto invischiato tra la rabbia popolare dilagante e l'indifferenza della comunità internazionale.

Netanyahu, agendo indisturbatamente fuori dalle regole del diritto internazionale, potrebbe conseguire nel breve periodo una grande "vittoria". In che modo? Stroncando sul nascere un governo di unità nazionale palestinese, mettendo di nuovo contro le fazioni che a questo esecutivo hanno dato vita e isolando progressivamente il presidente dell'Anp.

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