Senato, riforma prioritaria per il Paese o “do ut des” fra Renzi-Berlusconi&C?

La riforma del Senato frutto del patto del Nazareno fra Renzi e Berlusconi è oramai sulla dirittura d’arrivo, data quale priorità, quando il Paese resta nella morsa della crisi, in attesa di ben altre decisioni del governo e del parlamento.

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Le emergenze del Paese sono altre: il lavoro, l’occupazione, le imprese, il fisco, le famiglie. A forza di parlare di riforme, si fa passare per buono quel che buono non è, come, appunto, quella del Senato che intacca nel cuore la Costituzione, patrimonio che sarebbe esiziale stravolgere. Renzi vuole incassare ad ogni costo qualche risultato e la riforma del Senato pare fatta su misura per un obiettivo di parte (e di partito), da dare in pasto – soprattutto mediaticamente – a una opinione pubblica tutt’altro che rassicurata e contenta di quel che accade.

Val la pena ricordare che la proposta che (pare) oramai vincente è quella congiunta Finocchiaro-Calderoli (il leghista del Porcellum!) con il Senato così ridotto: 1) non elettivo, 2) composto da 95 senatori più 5 di nomina Presidenziale (resterebbero i Senatori a vita nominati da Napolitano in questa legislatura e gli ex Presidenti della Repubblica), 3) rientra l’immunità parlamentare, 4) vengono ridefinite e redistribuite le funzioni tra regioni e Stato centrale, 5) non darà più la fiducia al Governo, 6) parteciperà comunque alla nomina dei Giudici della Corte Costituzionale e all’elezione del Presidente della Repubblica, 7) parteciperà alle riforme Costituzionali.

Insomma, una pessima riforma. Contraddittoria e anche inutile. Sicuramente non una priorità per il Paese e nemmeno rispettosa dei cittadini.

Scrive Federico Quadrelli: “ E’ una riforma pericolosa. Perché? Prima di tutto non si comprende il senso dell’aver svuotato di funzioni un Senato, rendendolo un Senato non elettivo ma di nomina, con immunità parlamentare. Poi, non si capisce per quale motivo debbano restare i Senatori a Vita e debbano essercene alcuni di nomina Presidenziale per sette anni. Cosa più grave, pericolosa e in contrasto con lo spirito riformista del PD, è il prevedere per un Senato di nominati la possibilità di eleggere il Presidente della Repubblica e di nominare i Giudici della Corte Costituzionale. Così come di partecipare alla discussione di riforma delle leggi Costituzionali e non. Questo produce un problema di equilibrio di poteri, di trasparenza e di legittimità delle nomine.
La riforma, se è così impostata, è un peggioramento enorme rispetto al sistema attuale che apre uno scenario inedito (non ignoto) che produrrà forzature, contrasti istituzionali e dubbi enormi sulla legittimità delle scelte che saranno prese”.

La via d’uscita? Un referendum confermativo. Su una riforma che stravolge la Costituzione repubblicana deve essere il popolo italiano a giudicare l’operato di questo governo votato da un Parlamento di nominati.

Scrive oggi su Repubblica Eugenio Scalfari: “Quanto al fatto che un Senato vero farebbe perdere tempo prezioso, si tratta d’una totale bugia. Dai dati ufficiali dell’Ufficio del Senato risulta che l’approvazione d’una legge ordinaria avviene mediatamente in 53 giorni (meno di due mesi), la decretazione di urgenza è convertita in legge in 46 giorni e le leggi finanziarie in 88 giorni (meno di tre mesi). Non sono colpe del bicameralismo ma della burocrazia ministeriale i ritardi ed è lì che bisognerebbe colpire. Finora non si è fatto. Il bicameralismo funziona a dovere e i ritardi non provengono affatto da lì. Riconosco la bravura, il potere di seduzione, le buone intenzioni. Ma un governo autoritario francamente non lo voglio. Non lo vogliamo”. Già.

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