Nichi Vendola: "Mi presento dimissionario alla direzione di mercoledì"

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Nichi Vendola non poteva fare altro che prendere atto della situazione: mercoledì, in direzione, presenterà le dimissioni dalla presidenza di Sinistra Ecologia e Libertà. In molti gliel'hanno suggerito in questi giorni, compresa Norma Rangeri. Ieri la direttrice de Il Manifesto, in un'intervista al Corriere della Sera, aveva detto espressamente che era il momento di fare un passo indietro e lasciare spazio ad una nuova leadership.

Così Vendola, proprio sul quotidiano di Rangeri, oggi ha rilasciato una lunga intervista, dove annuncia la sua scelta. Insieme a lui si presenterà dimissionario tutto il gruppo dirigente, ma le discussioni saranno tenute separate. A tale riguardo, il leader di Sel ha detto a Daniela Preziosi:

"Il mio man­dato è sem­pre a dispo­si­zione. Sono stati dieci anni bel­lis­simi e duris­simi. Sono dimissionario, tutti ci pre­sen­tiamo dimis­sio­nari alla dire­zione di mer­co­ledì. E voglio che la discus­sione fra la mia pre­si­denza e gli organismi diri­genti siano sepa­rate. Nes­suno pensi che mi copro con il gruppo diri­gente. Ma sia chiaro, in nes­sun caso lascio Sel. Io sono qua, e Sel è qua e si rilan­cia subito"

Intanto Sel continua a perdere pezzi. Dopo le dimissioni di Migliore e Fava, sono arrivate anche quelle di Titti Di Salvo e Ileana Piaz­zoni. Il prossimo a lasciare dovrebbe essere Alessandro Zan, cofondatore del partito, che si riserva di decidere lunedì, dopo l'Assemblea del Gruppo alla Camera. Inoltre, ci sono altri nove deputati che ci stanno pensando su, mentre Aiello e Rago­sta sono già passati al Pd dopo le europee.

Vendola, per parte sua, non vuole lanciare accuse di tradimento perché non è nel suo stile. Il suo ragionamento rimane politico. Ammette di non essere riuscito a portare il partito fuori dal minoritarismo, ma non si sente di approvare le modalità di rottura di Migliore e degli altri fuoriusciti. Per il presidente un conto è aprire una discussione seria con i democratici, un altro è abdicare alla critica. La precarizzazione del mercato del lavoro, ad esempio, non è qualcosa che può essere messo fra parentesi in nome di un'alleanza.

Vendola, inoltre, non approva chi in queste ore ripete la parola "governo" come un mantra, per costruirsi un'immagine di responsabilità rispetto all'opinione pubblica. Come se per cambiare l'agenda di Renzi bastasse dargli l'appoggio. A tale proposito, il presidente di Sel ci ha tenuto a sottolineare che "il governo non ha biso­gno di ulte­riore ben­zina nel suo motore, ne ha fin troppa". E su questo non ci sentiamo di dargli torto. Non vediamo proprio, infatti, come un gruppetto di fuoriusciti possa incidere sull'azione dell'esecutivo.

Migliore, annunciando una sua probabile candidatura a sindaco di Napoli, ora pontifica addirittura sulla futura nascita di un nuovo soggetto di centrosinistra. Vendola non lo accusa di aver agito per convenienza personale, ma allo stesso tempo non può ravvisare che quando a fronte di un gruppo par­la­men­tare spac­cato come una mela "ha scelto il sì sull’Irpef, anzi­ché la media­zione dell’astensione che teneva tutti insieme, ha scelto di votare con­tro la mediazione".

Il governatore della Regione Puglia, però, una cosa proprio non riesce ad ammetterla. Quando ha deciso di rompere con Rifondazione e di formare un nuovo partito, ha avuto sempre il torcicollo verso il Pd. Così, più che elaborare una linea politica autonoma, gli esponenti di Sel hanno infinitamente discusso di come e quando allearsi con i democratici. La discussione è continuata anche quando hanno aderito, con un sofisma, alla Lista Tsipras. Travolti, poi, dal renzismo, sono diventati quasi isterici.

La paura che la prossima legge elettorale possa minare alla loro sopravvivenza politica ha fatto scattare meccanismi autodistruttivi. Ma in tutto questo, una cosa se la sono dimenticata tutti: il coraggio di presentare una proposta alternativa.

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