Semestre Europeo: il programma di Renzi

Semestre europeo: ecco su cosa punterà il premier per riportare la crescita al centro dell'agenda Ue.

Il semestre italiano di presidenza europea comincerà tra una settimana (qui il calendario delle presidenze) e, di fatto, inaugurerà la nuova stagione politica dell'Unione Europea, quella uscita dalle urne in seguito alle elezioni del 25 maggio. E infatti il primo argomento su cui Matteo Renzi si è parecchio speso nelle ultime settimane è proprio quella della presidenza della Commissione Europea, che dopo lunghe trattative dovrebbe fortunatamente rispondere al risultato emerso dalle urne e vedere quindi la nomina di Juncker. Nella mente del premier italiano sono però altre le cose su cui puntare, per vincere le resistenze della Germania (che già sembra essersi in parte ammorbidità) e provare a riportare la crescita e l'occupazione al centro dell'agenda, al posto dell'austerity e del pareggio di bilancio.

Proprio per questo al primo posto c'è la possibilità di sforare il tetto deficit/pil previsto per il 2015 e il 2016. Questo punto riguarda in primis l'Italia: l'obiettivo di arrivare all'1,8% nel prossimo anno e addirittura allo 0,7% l'anno successivo sarà abbandonato per provare a restare il più possibile prossimi al 3% massimo previsto dal Patto di Stabilità. La ragione è semplice: ogni punto di Pil equivale a circa 15 miliardi, che possono essere così liberati per investimenti e misure a favore dell'occupazione. Una preoccupazione, quella di Renzi, tutta italiana, ma che inevitabilmente si rifletterà anche sugli altri paesi europei insofferenti alla linea del rigore imposta dai paesi nordici.

Altra questione su cui Renzi da tempo insiste è quello di poter derogare dal Fiscal Compact le risorse che vengono utilizzate per investimenti strutturali. Non misure una tantum, quindi, ma provvedimenti che hanno lo scopo di rilanciare la crescita strutturalmente. Non è certo una novità questa richiesta da parte dell'Italia, ma la speranza è che con il semestre di presidenza italiana, e ancor più con il grande peso assunto dal Pd nell'Europarlamento, la cosa possa finalmente concretizzarsi. Non solo: Renzi spera anche che si possano eliminare dal computo del Patto di Stabilità i soldi che l'Italia deve versare per la realizzazione dei progetti europeo di coesione territoriale.

Anche la Banca europea degli investimenti torna al centro dell'agenda. L'idea è di creare dei project bond (un'idea simile a quella che Renzi ha perseguito come sindaco con la tassa di scopo) per finanziare determinati investimenti. La banca europea degli investimenti, quindi, si occuperebbe di emettere titoli finanziari con fine di sostenere un determinato progetto, che a sua volta determinerebbe flussi finanziari che si legano al rimborso delle stesse emissioni.

Infine, il credit cruch. La stretta del credito da parte delle banche nei confronti delle piccole e medie imprese è una delle ragioni per cui è difficile uscire dalla crisi economica e ricominciare a crescere. Il premier Renzi ha in mente di creare un fondo europeo di garanzia che incentivi le banche a puntare sull'economia reale, cosa che dovrebbe combinarsi con l'istituzione di un bilancio dell'Eurozona alimentato dal gettito prodotto dalla tassazione delle transazioni finanziarie.

Difficile adesso immaginare se davvero l'Italia riuscirà a incidere così tanto sulla politica europea e soprattutto a comportare una tale inversione di rotta. Quello che è certo è che, facendo asse in primis con la Francia, si cercherà in tutti i modi di dare un'impronta meno rigorista all'Europa, puntando maggiormente sulla crescita creata anche attraverso investimenti europei e meno su un'attenzione spasmodica ai "conti in regola".

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