Dell'Utri: «Al tuo fianco, Marcello». Pagina di solidarietà sul Corriere

Ecco i post-it sull'inserzione a tutta pagina del quotidiano di Via Solferino. C'è anche un articolo che parla dell'iniziativa di Miranda Ratti, moglie di Dell'Utri. Ma nessun editoriale "critico".

Un'intera pagina di post-it di solidarietà. Al centro campeggia la scritta Al tuo fianco, Marcello. Sparse qua e là le firme che si può tentar di associare a questo o quel personaggio. In alto a destra la precisazione: «Avviso a pagamento».

E' una manifestazione di "vicinanza" a Marcello dell'Utri, estradato dal Libano in Italia il 13 giugno 2014 dopo una breve latitanza, e condannato in via definitiva a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Dell'Utri sta scontando la pena nella casa circondariale di Parma.

La pagina in questione è la numero 26 dell'edizione cartacea di oggi, giovedì 26 giugno 2014, del Corriere della Sera.

Marcello Dell'Ultri - Pagina di solidarietà a pagamento sul CorSera

Vi si riconoscono i nomi di Candia Camaggi (ex responsabile Fininvest Lugano), Niccolò Querci (consigliere Mediaset e vicepresidente Publitalia negli anni '80), Alessandro Salem (dg contenuti Mediaset), l'autista Giuseppe Mariani, Ines Lattuada (segretaria storica, che si firma solo Ines), Massimo Dell'Utri (il cugino), Massimo Palmizio (deputato di Forza Italia ma ex Publitalia) e via discorrendo.

Mancano i nomi dei "big", come riporta un pezzo che appare sempre oggi, sempre sul CorSera di carta, a pagina 9. Un pezzo di nuda cronaca, per nulla critico nei confronti della pagina. Anzi. Un pezzo che riporta parole del gemello di dell'Utri, per dire:

«Marcello ha tanti amici, anche a sinistra. Con la mia faccia uguale alla sua, ricevo manifestazioni di stima e affetto che non conosco, che mi ferma per strada [...] La burla [il riferimento è al fatto che il carcere di Parma si trova in via della Burla, ndr] è che non sono potuto andare a trovare dopo tanto tempo mio fratello per colpa della burocrazia. Per entrare nella cella devo dimostrare di essere il fratello. Nonbasta la somiglianza, non bastano patente, carta di identità o passaporto. Ci vuole l'estratto di famiglia "integrale", rilasciato dal Comune di nascita, Palermo [...]»

Fin qui, i fatti.

Ora un paio di considerazioni. C'è la pagina di solidarietà. E' a pagamento, è un'inserzione pubblicitaria. E va bene, anche se sorge spontaneo farsi una domanda: in casa Rcs avrebbero accettato la medesima attestazione di solidarietà per un condannato in via definitiva qualunque? Si può almeno sollevare il dubbio in merito? Si può, credo.

C'è il pezzo. Che non solo non prende le distanze dall'iniziativa ma dà spazio alle parole di solidarietà. Non c'è – non è che chiedessi tanto – nemmeno un box che ricordi la vicenda giudiziaria di Dell'Utri. E' appena accennato nell'articolo d'accompagnamento, che almeno viene prima della pagina pubblicitaria in modo da evitare un sussulto al lettore fedele del quotidiano di via Solferino che avesse deciso di andare in ordine cardinale nella lettura delle pagine e che non dovesse condividere la scelta. Seppur pubblicitaria.

Non c'è nemmeno un editoriale critico. Spiace un po'. Spiace tanto.

Perché è vero che chiunque ha diritto di manifestare solidarietà come crede, per carità. Ma quando quella solidarietà viene ospitata su un quotidiano – sebbene su una pagina pubblicitaria –, senza contraltare critico, be', allora è come se venisse avallata dalla linea editoriale del quotidiano medesimo. Il quale ha già fatto una scelta pubblicando, sia chiaro.

E il lettore, a quel punto, dovrebbe farsi delle domande.

Di cosa parliamo? Che fine fa lo stato di diritto? Che fine fa il rispetto delle sentenze? Certo,

«la pagina non vuole essere una protesta, lasciamo tutto alla libera interpretazione del lettore. Volevamo testimoniare solo la nostra presenza»

dice la segretaria Ines nel virgolettato sull'articolo di pagina 9. Perfetto.

Allora si lasci alla libera interpretazione del lettore anche il giudizio su quel che pensa il Corriere di questa triste vicenda, visto che la scelta è stata fatta.

Marcello dell'Utri Corriere della Sera - 2

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