Riforme, settimana decisiva (anche per Renzi): o la va o la spacca?

Secondo un sondaggio del Corriere la metà degli italiani credono nell’opportunità del semestre europeo ma nessuno dice cosa pensano gli altri 30 milioni di cittadini che, al di là delle promesse, non vedono cambiare di una virgola la pesante situazione.

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La missione di Matteo Renzi è adesso far sì che vengano messe in campo tutte le energie per non deludere la prima metà degli italiani disponibili a dare ancora credito al governo e per recuperare tutti gli altri. La partita delle riforme si deve vincere per ridare credibilità alla politica della concretezza e non certamente perché ce lo chiede l’Europa. Solo con i fatti, con risultati concreti che migliorano la qualità della vita degli italiani tartassati, la politica può riaccorciare le distanze che la separano dai cittadini e isolare l’antipolitica sfascista di Grillo.

Il quadro, però, resta nebuloso e con molte incognite. C’è innanzi tutto l’ombra di Silvio Berlusconi (che faccia tosta, persino sui … gay!), certo di rimanere decisivo per le riforme e di brandire il patto del Nazareno come bandiera che consente a Forza Italia di orientare il governo e tenere sotto tiro il premier. Berlusconi sa che lo scontro interno del Pd, lo favorisce nel tenere Renzi al gancio.

Da Bruxelles lo stesso Renzi aveva parlato delle resistenze all'interno del suo partito, riferendosi ai senatori che restano contrari al nuovo Senato non elettivo. Le accuse del premier-segretario che non sono piaciute alle minoranze, con Pippo Civati, durissimo, che ha parlato di "una gestione al limite dell'autoritarismo in alcuni passaggi, come nel caso Mineo, che non rispetta gli equilibri Costituzionali". A gettare acqua sul fuoco il neo presidente Matteo Orfini secondo il quale i senatori che non sono d'accordo con il progetto di riforma costituzionale "avranno ovviamente il diritto di esprimere il proprio dissenso anche con il voto contrario in aula" ma quello che conta è che non si fermi il processo di riforma avviato.

Insomma, nel Pd (e dintorni) la fronda sul Senato è tutt’altro che rientrata tant’è che i Senatori della maggioranza che hanno presentato l’emendamento per l’elezione diretta del Senato sono “pronti a mettersi di traverso al cammino delle riforme” (Mario Mauro).

Scrive Fabrizio Arnhold. “Al momento le possibilità sulle quali le forze politiche stanno discutendo sono essenzialmente tre. Quella meno probabile è che venga salvata l’immunità così com’è. Secondo il governo, però, il rischio sarebbe quello di avere consiglieri regionali e sindaci di serie A (i senatori) e quelli di serie B (i rappresentanti che restano nelle assemblee locali). La soluzione alternativa, la seconda possibilità, sarebbe una sorta di compromesso: a decidere sullo scudo dei senatori sarà un organo terzo. Verosimilmente una sezione speciale della Corte Costituzionale. Un’ipotesi che leverebbe di mezzo gli accordi tra partiti e possibili scambi. Renzi ha detto ai suoi: “Questa è una soluzione praticabile, tra l’altro cambierebbe le regole anche alla Camera. Sarebbe un segnale forte”. Forse anche troppo. E allora c’è spazio anche per la terza strada che non toccherebbe le norme a Montecitorio. Il Senato ricaverebbe una sua identità, diversa, senza alcuna immunità. O meglio, sarebbe prevista solo per gli atti, i voti e le dichiarazioni espresse nell’aula di Palazzo Madama. Una protezione “ridotta” e ben diversa dall’attuale.
Quest’ultima ipotesi è quella preferita del Movimento 5Stelle che la settimana prossima incontrerà ancora il Pd per cercare di trovare una sintesi che permetta di proseguire sul sentiero riformista”.

Il leghista Roberto Calderoli e la piddina Anna Finocchiaro, i firmatari degli emendamenti che hanno reintrodotto l’immunità nel nuovo Senato, hanno deciso di non stravolgere il lavoro fatto in Commissione e non presenteranno altre proposte. “Adesso tocca al governo fare le sue valutazioni e se vuole indicare altre strade”, ha detto il senatore leghista. Il testo arriverà in aula giovedì 3 luglio. In ballo c’è molto di più dell’immunità e della riforma del Senato. In discussione resta l’intero pacchetto di riforme, anche quelle che sono in programma nell’immediato futuro. A cominciare da quella elettorale. La strada è in salita. E il tempo minaccia pioggia. Anzi, tempesta.

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