Riforme: resta l'immunità per il futuro Senato. Ddl in aula il 9 o 10 luglio

Numerosi gli emendamenti e i subemendamenti da approvare


Aggiornamento 19:20

Il ddl del governo sulle riforme costituzionali arriverà nell'Aula del Senato a metà della prossima settimana, il 9 o 10 luglio. Lo ha deciso la Conferenza dei capigruppo del Senato. Terminato l'esame del ddl, la Commissione Affari costituzionali passerà a esaminare la riforma della legge elettorale, che dovrebbe quindi superare lo scoglio della Commissione prima dell'estate. Improbabile però il passaggio in Aula prima di settembre.

La commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato un emendamento a firma Calderoli e Finocchiaro che ripristina l'attuale immunità anche per i membri del futuro Senato come prevista dall'articolo 68 della Costituzione.
L'emendamento è passato con "una maggioranza molto larga. Anche Forza Italia e Lega hanno votato a favore", dice ai cronisti Maria Elena Boschi,ministro per le Riforme. Il governo ha dato parere favorevole.

Intanto sale a 20 il numero dei senatori della maggioranza che voteranno in Aula per gli emendamenti che ripristinano il Senato elettivo. Si aggiunge alla lista Antonio Azzollini, di Ncd, presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama.

Al via il voto sugli emendamenti


Inizia oggi a Palazzo Madama l'iter di approvazione del disegno di legge sulle riforme costituzionali del Senato e del Titolo V. Il provvedimento è atteso in aula il 3 luglio e oggi, da pochi minuti, è cominciato il voto sugli emendamenti (728 pagine) e sui subemendamenti (in tutto 581) presentati alle 20 proposte di modifica.

Il pallino del gioco è nelle mani dei due relatori del testo, Roberto Calderoni e Anna Finocchiaro, che stamattina si sono incontrati per stabilire la road map. Per dirla con le parole di Calderoli, "Andiamo avanti come da programma. Le riforme sono come un Diesel: finora abbiamo scaldato le candelette, ora si va avanti senza perdere tempo".

Tra i numerosi emendamenti presentati non sono da escludersi sorprese, visto che il testo non si presenta "blindato". Ma sono in particolar modo due i punti del contendere su cui si gioca il futuro della riforma fortemente voluta da Renzi e dal ministro Boschi. Il primo è quello dell'elettività dei componenti del nuovo Senato: il premier è irremovibile sulla formula dei senatori non eletti, ma deve fare i conti con il subemendamento che va in senso contrario e che è appoggiato anche da 19 "dissidenti" del Pd. Su questo punto i 19 potrebbero fare fronte comune con M5S e con Forza Italia, che negli ultimi giorni si sta staccando dagli accordi presi con il premier.

L'altro nodo, spuntato negli ultimi giorni, è quello dell'immunità per i senatori, su cui il governo rischia di finire sotto stavolta per opera di Forza Italia, ma anche qui deve fare i conti con diversi malumori nella maggioranza.

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