Renzi, molti nemici molto onore. Verso la Leopolda del centrodestra?

Piaccia o no, pur con metodo e sostanza da “rottamatore”, Matteo Renzi ci prova a metter mano al piano di riforme incentrato sul controverso patto del Nazareno con Silvio Berlusconi.

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Chi (nel Pd e dintorni) minaccia di mettersi di traverso al cammino delle riforme, al dunque, come in queste ore nelle prime votazioni al Senato, si comporta come una volta i cani da pagliaio, abbaiando forte al primo stormir di foglie ma poi – allo sguardo minaccioso del padrone col bastone in mano – tornando muti e con la coda fra le gambe nella cuccia.

La riforma del Senato è la prima cartina del tornasole per il patto del Nazareno, quindi in primis per il premier-segretario e per il capo di Forza Italia, ma è anche la prova (l’ultima?) di quanto pesa l’area frastagliata e trasversale dei contestatori di ieri e di oggi. Fin qui, chi non è d’accordo con Renzi e con il suo piano di riforme, non pare andare oltre gli annunci “contro”, limitandosi a borbottare nel Palazzo, con qualche cinguettio su Twitter e inconcludenti post sui social network.

E’ questa la grande battaglia politica su nodi centrali quali la riforma istituzionale e costituzionale, la riforma elettorale, la riforma della giustizia e così via?

E’ evidente che, nel Pd, i contestatori hanno la corda corta e al primo vero strattone, sono fuori dal partito, cioè in mezzo al deserto, nudi e crudi. E’ anche evidente che in Forza Italia c’è chi aspetta il 19 luglio per capire come finisce il caso Ruby e come ne uscirà Berlusconi, quindi si vedrà poi il da farsi. Sull’ex Cav la domanda è sempre la stessa: è ancora una (l’unica?) risorsa o solo una zavorra, una pietra al collo per il centrodestra dell’era renziana?

Lasciamo stare la Lega mina vagante di Salvini. Alcune frange centriste – quelli dell’Udc, gli ex montiani e una parte dei Popolari per l’Italia - sono più realisti del re, schierati piatti piatti sulla linea renziana, con l’unico obiettivo di non disturbare il manovratore e riceverne poi il premio di consolazione.

Così facendo, prosegue lo spappolamento degli anti renziani spianando la strada a Renzi, per i prossimi 20 anni sicuro inquilino di Palazzo Chigi. Insomma, l’Italia in mano al rottamatore come 20 anni prima l’Italia in mano al Cavaliere. Quale Italia? Quella del 40% delle europee, cioè una minoranza ristretta con un Paese diviso e chiuso agli ordini di “un uomo solo al comando”?

La forza di Renzi è quella di avere non pochi nemici ma di avere tutti contro. Tradotto, tutti contro uno e uno contro tutti. Come nello sport, anche in politica vince chi c’è e chi non c’è ha sempre torto. Dov’è oggi il centrodestra? Di Berlusconi si sa e gli altri (Alfano, Passera, Fini, la Bartolini su su fino a Mario Mauro, fino ai mille movimenti di tradizione popolare o ex diccì) ognuno corre per proprio conto, non si sa come e per andare dove e fare che cosa.

C’è che invoca una immediata bella e sana Leopolda Blu per rifare il nuovo centrodestra italiano. Aumentano le firme, soprattutto tra gli amministratori locali, all’appello “Un contratto per il Centrodestra”, appunto, per una sorta di Leopolda Blu “sponsorizzata” dall’ … officina cultural-mediatica-politica di Formiche.net. Su quali base ideali, politiche, programmatiche? E chi lo sa! C’è già chi vuole andare oltre.

Scrive Michele Arnese: “ E’giunta l’ora di non guardare solo e soltanto a Roma, a Montecitorio, a Palazzo Chigi. Un sano realismo deve indurre a chiedersi: che si fa per le Regioni del 2015? Vogliamo incalzare tutti affinché le primarie non siano solo parole buone per gargarismi giornalistici o politici ma un metodo da sperimentare davvero per dare nuova linfa a idee, nuova energia a elettori delusi o disincantati e per forgiare magari nuove leadership? Vogliamo muoverci in tempo?”.

Vox clamantis in deserto?

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