Giappone: ok del Parlamento alla modifica della Costituzione pacifista

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Per il Giappone oggi è una giornata storica. L'arcipelago asiatico si mette alle spalle lo spirito della Costituzione del 1947: quella nata dopo la tragica sconfitta della seconda guerra mondiale e scritta sotto l'influenza delle potenze vincitrici. La maggioranza parlamentare ha dato il via libera all'approvazione, da parte del Consiglio dei ministri, della modifica dell'articolo 9. La revisione comporterà una sostanziale mutazione del ruolo delle Forze di Autodifesa.

In parole povere: le forze armate nipponiche saranno legittimate a compiere azioni militari anche senza la presenza di una minaccia diretta contro i propri confini nazionali e in difesa di alleati sotto attacco. In precedenza, invece, potevano intervenire soltanto in caso di aggressione da parte di eserciti stranieri. Così il "pacifismo costituzionale" viene messo radicalmente in discussione dal governo in carica.

Il premier e leader del Partito Liberal Democratico, Shinzo Abe, sta dando prova di una politica fortemente nazionalista, con l'appoggio dell'amministrazione Usa. Barack Obama, infatti, sostiene un ruolo più attivo del Giappone nello scacchiere regionale, come emerso anche nella sua ultima visita ufficiale. Nella visione statunitense, la minaccia cinese necessita di alleati che sappiano giocare un ruolo di supporto concreto. Inoltre, i militari nipponici potrebbero tornare utili in future zone di conflitto.

Evidenziamo, poi, che Abe ha intenzione di allentare i limiti per le operazioni di peacekeeping sotto tutela dell'Onu. Una vero e proprio cambio di rotta quello del primo ministro, che per la verità non parte da oggi. Già negli scorsi mesi, infatti, il Giappone ha aumentato le esportazioni di armi non letali e ha varato un aumento delle spese militari del 2,5% per il periodo 2014-2019. Tutte queste misure ovviamente sono giustificate come una risposta efficace all'eventualità di un'invasione da parte della Cina, che ha progressivamente aumentato le sue esercitazioni militari nel Pacifico.

La replica di Pechino a Tokyo non si è fatta attendere. Oggi Hong Lei, il portavoce del Ministero degli esteri, ha dichiarato a Beijing che la parte cinese sollecita il Giappone a rispettare gli interessi dei Paesi vicini sulla sicurezza. Per il momento siamo ancora al bon ton diplomatico. Staremo a vedere nei prossimi mesi se ci saranno nuove tensioni fra i due Stati asiatici.

Infine, ravvisiamo che a poco sono servite le severe critiche dell'opposizione ad Abe: i numeri in parlamento per contrastare l'azione del premier non ci sono. Nemmeno le proteste di strada hanno sortito grandi effetti, compresa quella di ieri, andata in scena intorno alla residenza ufficiale dello stesso Abe.

Tuttavia, dobbiamo segnalare che i media giapponesi sono stati "molto misurati" nel raccontare le manifestazioni. Perfino l'episodio dell'uomo che domenica si è dato fuoco a Tokyo, in segno di protesta, non ha trovato molto spazio presso giornali e televisioni.

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