Grecia: A breve elezioni anticipate? Tsipras ci crede

Greece's Election Winning Party Begin Talks To Form A Ruling Coalition


Il governo greco continua a festeggiare il ritorno sui mercati. Il premier, Antonis Samaras, non perde mai occasione di sottolineare tutti i "successi" del suo esecutivo, mentre Cina ed Emirati Arabi si stanno accaparrando i settori chiave dell'economia ellenica. Ma, al di là dell' "euforia al potere", la condizione socio economica del paese rimane drammatica.

La ripresa, tanto decantata dall'establishment economico finanziario, non tocca minimamente le masse popolari. Circa 1,2 milioni di lavoratori dipendenti sono pagati con un ritardo che va da 3 a 12 mesi. Inoltre, si va diffondendo il fenomeno del pagamento con buoni pasto e ticket per la spesa al supermercato. La modalità dello stipendio in natura sta sostituendo il bonifico bancario, in un paese in cui i prezzi su prodotti alimentari e bevande analcoliche sono più alti del 2% rispetto alla media Ue (dati Eurostat).

Il governo, poi, ha scelto la strada della "svendita" per far fronte agli interessi sul debito. A tale proposito, ricordiamo che proprio in questi giorni Samaras sta cercando di far approvare dal parlamento la privatizzazione di una parte della Dei (l'azienda ellenica che produce elettricità). Tale operazione è sostenuta dalla Troika (Fmi,Ue e Bce), ma non dai sindacati, che sono già sul piede di guerra.

Come se non bastasse, il governo ha anche recentemente deciso di mettere in vendita l'atollo di Elafonissis, 700 km di autostrada, un centinaio d'ettari di litorale, 38 aeroporti e circa 100 porti. Tutte operazioni, queste, che sono state sovrastimate: non porteranno agli introiti previsti. Per far fronte a questi errori previsionali, che si traducono in perdita di posti di lavoro, il governo rincara la dose. Samaras pensa di continuare sulla stessa linea economica. E non potrebbe fare altrimenti, visto che non ha mai messo in discussione il memorandum.

Intanto il quadro politico è in movimento e le elezioni anticipate diventano un'ipotesi molto probabile. Alexis Tsipras, che domani sarà in visita allo stabilimento della Dei a Florina, si sta dando da fare a riguardo. Il leader di Syriza, primo partito alle scorse europee, ha lanciato un appello a tutte le forze del cosiddetto "arco anti-memorandum" e soprattutto verso "le forze di sinistra, quelle degli ecologisti e dei socialisti e verso tutte le forze popolari che hanno preso le distanze dalle scelte dei partiti del governo di coalizione".

Insomma Tsipras tesse alleanze e apre a tutte le formazioni che si oppongono all'esecutivo, tranne che al partito neonazista Alba Dorata. Per ora di risposte non ce ne sono state, ma alla fine è il susseguirsi degli eventi che potrebbe "obbligarle" a prendere in considerazione la proposta. Tra pochi mesi, infatti, si concluderà il mandato del Presidente della Repubblica, Karolos Papoulias. In quell'occasione tutti i partiti di opposizione, come hanno già dichiarato, si adopereranno per far cadere il governo, allo scopo di andare ad elezioni anticipate (la legislatura in corso termina tra due anni).

Bastano 121 voti in parlamento (su un totale di 300) per bloccare l'elezione del nuovo Presidente. Quest'ultimo dovrà essere eletto con un minimo di 180 voti e la mancanza di una maggioranza non è un'ipotesi improbabile oggi. Ciò provocherebbe una situazione di stallo istituzionale e a quel punto il ricorso alle urne diventerebbe inevitabile.

Per far fronte a una tale minaccia, il nuovo ministro delle Finanze, Gikas Chardouvelis, si è messo al lavoro per rivedere le misure economiche contenute nel memorandum. Si vorrebbe andare nella direzione di un alleggerimento della pressione fiscale: bloccare gli aumenti del prezzo del gasolio da riscaldamento e intervenire con un taglio sulla tassa annua di solidarietà e su quella sulla prima casa. Ma Samaras non sembra molto convinto e ci va con i piedi di piombo. Il primo ministro non vuole creare frizioni con i creditori.

Tuttavia, questa cautela potrebbe creargli non pochi problemi con i partiti che lo sostengono: Nuova Democrazia e i socialisti del Pasok. Alcuni esponenti della maggioranza, infatti, incominciano a pensare all'opportunità di un cambio di politica, se non di vertici. Consci del fatto che la situazione sociale è esplosiva, dopo anni di misure "lacrime e sangue", incominciano a manifestare perplessità e critiche sull'operato del governo.

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