Renzi-show europeo, ma Strasburgo non è la Leopolda …

Non sono pochi in Italia e fuori (specie nel mondo dell’impresa) ad essere rimasti delusi di Matteo Renzi per il suo discorso di apertura del semestre italiano di presidenza del Consiglio d’Europa.

Matteo Renzi al vertice UE


E' parso a molti di vedere ieri una continuità fra l’attuale premier e quello passato, Silvio Berlusconi, quando nel 2003 il “Ghe pensi mi” di Arcore dilettava (si fa per dire) i presenti con disgressioni da bar su “le coste e il sole”, prima d’impantanarsi nelle offese a Martin Schulz.

La metafora del selfie usata da Renzi (tradotto: “L’Europa è messa molto male”) ci stava come i cavoli a merenda. Così come quando Renzi dice che “Siamo il Paese che contribuisce di più e prende di meno”, pare di essere ancora in campagna elettorale (o alla Leopolda?), dato che i numeri dicono esattamente il contrario, con l’Italia incapace persino di spendere le montagne di soldi che piovono dall’Europa.

Insomma, Renzi ha fatto ciò che avrebbe fatto in Italia – solita spocchia soliti spot – con un discorso di basso profilo politico e istituzionale, addirittura surreale, senza uno straccio di proposta concreta, sui nodi veri dell’Italia e del Continente. Il totale disinteresse per temi, ripresi invece con forza da Manuel Barroso, come l’occupazione giovanile e gli investimenti in ricerca e sviluppo, il sostegno alle imprese e la volontà di rafforzare le istituzioni europee.

Come nota Federico Quadrelli: “ Un discorso che sembrava rivolto agli euroscettici di Farage e Grillo e ai conservatori di Cameron, come assist e non come distinguo”.

Renzi ha ricevuto una dura tirata d’orecchie dal nuovo capogruppo del Ppe Manfred Weber che ha richiamato il premier italiano al “rigore” furi da populismi e demagogie e soprattutto è stato quasi … preso in giro, perché il tedesco della Csu ha messo in dubbio le affermazioni del capo del governo italiano sulle reali intenzioni che in Italia si facciano davvero riforme strutturali capaci di far uscire il nostro Paese dalla crisi.

Insomma, Renzi è parso come un Grillo di turno, che sbatte i pugni sul tavolo di Strasburgo, come fosse il capo di una fazione dell’eurosfascismo e non il premier di un grande Paese fondamentale per l’Europa qual è l’Italia. Adesso però dagli enunciati si passare ai fatti concreti. Il semestre che si apre o sarà una grande prova di credibilità dell'Italia oppure sarà il fallimento che porterà gli euroscettici a crescere ancora nei consensi. L’impressione è che Renzi ha ancora in mente il 40 per cento del Pd alle Europee e non un altro 40 per cento: quello dei giovani italiani senza lavoro.

Quali sono le parole e gli impegni precisi sulla nuova soluzione del dilemma nel quale ci dibattiamo da almeno sei anni, tra rigore e la spinta alla crescita?
Una parola su come evitare nuove speculazioni finanziarie e le conseguenze crisi, già galoppanti negli Usa? Nulla.

Quale intesa realisticamente esiste per lanciare un vero piano che dia stabilità ai Paesi della riva sud del mediterraneo ed elimini la tragedia del terribile mare mediterraneo ormai ridotto a un cimitero? Proprio per le tragedie che si consumano nel mare di “Pericle e Cicerone”, quali pratiche soluzioni si propongono e quali sono già in campo con l’accordo dei 28 Paesi? Perché nessuna piattaforma per sviluppare commerci e sviluppo con i Paesi africani?

Impegni sull’intesa del Mercato Transoceanico con USA? Una intesa segretissima, certo utilissima per le multinazionali, ma l’impatto sulle Pmi europee sarà devastante? Come è possibile chiudere un patto “opaco” senza nessuna valutazione sulla totale dipendenza che la Ue avrà per sempre e in molteplici settori cruciali per lo sviluppo?

L’Italia ha una grande responsabilità e Renzi non è partito con il piede giusto: questo meeting doveva essere l’occasione di spiegare nel concreto cosa andremo a fare e come. Invece solo retorica e marketing italiota. Con i soliti risolini degli “altri” e i soliti sperticati complimenti al premier da parte dei soliti .. portaborse e affini.

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